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Dado

Les Paul '59 (the real thing)

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Era da tanto che non aprivo un Topic qui su RC e non posso non condividere con voi quanto successo ieri pomeriggio.

 

Ieri ero con i miei prodotti in esposizione al Soave Guitar Festival ed il carissimo Mattia Tedesco, amico di lunga data e musicista sopraffino, mi porta nello spazio espositivo di Balossino con il quale collabora e mi fa provare un pò di stratocaster nate tra gli anni '60 e '70, tutte in buono/ottimo stato e decisamente ben suonanti, alcune veri affari perchè parecchio deprezzate a causa di interventi visibili su mascherine, ponti, tasti e altre cose. Si sa che il valore di questo tipo di strumenti non segue la bontà sonora ma si mantiene a livelli alti solo se completamente originali.

 

Non avevo coraggio di chiedere sinceramente ma, durante la prova delle strato, vedevo in bella mostra una Les Paul 1959 completamente originale con un relic naturale pazzesco, chiedo informazioni a  Mattia e me la fa provare. 😲 

 

Boh, in vita mia non ho mai provato una Les Paul che mi piacesse fino in fondo, anche diverse tra Tom Doyle e Murphy Aged ma niente, c'è sempre qualcosa di troppo poco malleabile, non so spiegare bene ma non riesco mai a farle suonare come voglio, probabilmente non è la MIA chitarra..ma forse non ne avevo provata una vera.

 

Questa '59 ha una headroom pazzesca, quando suoni piano il pick up al ponte sembra un single coil, quando pesti forte ritorna humbuker, ha una dinamica paurosa e una tavolozza di suoni molto ampia, non c'entra niente con nessuna delle Les Paul che abbia provato in vita mia, mi ha restituito una sensazione totalmente positiva senza storture o lati negativi, è la prima Les Paul di quegli anni che ho il piacere di provare non so se siano tutte cosi, magari @guitarGlory mi sa rispondere, sicuramente non mi aspettavo una risposta tonale cosi diversa rispetto a tutto quello che viene prodotto ai nostri giorni!

 

Per la cronaca, il precedente possessore di questo gioiello aveva precedentemente montato un Bigsby sotto al quale la vernice non si è scolorita come sul resto della chitarra quindi, ora che il Bigsby non c'è più, è rimasta una leggera macchia sfumata di colore più acceso che la rende secondo me ancora più sexi.

 

Eccola.

 

 

53687011131_11e9f94227_o.pngScreenshot 2024-04-29 at 17-03-41 Burnfx (@burnfxpedals) • Foto e video di Instagram by Davide Borra, su Flickr

 

 

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Purtroppo al "real deal" non sono mai arrivato, la mia esperienza si ferma alla conversion.

 

P.a.f. veri però li ho provati sì, e purtroppo non esiste ancora il pickup che replica perfettamente un paio "di quelli buoni". Anche se considerati i prezzi e i rischi legati al mercato dei p.a.f. (compreso quello di comprare un pickup non riuscito benissimo) mi tengo stretti i wolfetone.

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1 hour ago, Zado said:

Ma fanno festival a Soave in cui non c'è il vino? 

C'era, c'era

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8 ore fa, Giorgio V. dice:

Purtroppo al "real deal" non sono mai arrivato, la mia esperienza si ferma alla conversion.

 

P.a.f. veri però li ho provati sì, e purtroppo non esiste ancora il pickup che replica perfettamente un paio "di quelli buoni". Anche se considerati i prezzi e i rischi legati al mercato dei p.a.f. (compreso quello di comprare un pickup non riuscito benissimo) mi tengo stretti i wolfetone.

Adesso ho anche io dei wolfetone dr. vintage e devo dire che l loro ariosità è sorprendente. Ho provato solo una volta dei veri paf 59 su di una replica ma non essendo la solita chitarra non sono riuscito a cogliere le differenze del caso.

Tu sei riuscito a fare prove comparative a/b su tue chitarre?

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Non è la Radius, a quella di Radius è stato smontato il top e sostituito con uno coerente e riverniciata, un lavoro di smonta e rimonta pazzesco, quella che ho provato io è originale!

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Con quell'impronta del bigsby sul top sembra la bearded lady, che se non erro era stata anche di Eric Johnson.

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8 hours ago, marcoexplorer said:

Adesso ho anche io dei wolfetone dr. vintage e devo dire che l loro ariosità è sorprendente. Ho provato solo una volta dei veri paf 59 su di una replica ma non essendo la solita chitarra non sono riuscito a cogliere le differenze del caso.

Tu sei riuscito a fare prove comparative a/b su tue chitarre?

 

Nel senso di provare sia i wolfetone che i paf sulla stessa chitarra? No. Non ho mai avuto p.a.f. miei, ho solo avuto a disposizione chitarre con p.a.f. di un amico, quindi senza libertà di spippare a piacimento.

 

Quello che ho fatto è stato suonare chitarre diverse equipaggiate con repliche e paf veri back to back.

 

Alla fine al di là del timbro sonoro - che poi dipende dal resto della chitarra, legni, hardware, etc - la cosa bella dei paf è la chiarezza e (anche per effetto della prima) la dinamica, che è molto evidente sia quando suoni il pickup aperto a 10 sia quanto abbassi il volume. Ci sono alcuni pickup moderni che replicano davvero bene il comportamento di un paf a 10 (tipo stephens design), ci sono altri che replicano ottimamente il modo in cui un paf si pulisce quando abbassi il volume (tipo wizz), ma non conosco nessun pickup moderno che replica al 100%  tutto quello che fa un paf vero. Nonostante questo, per me non vale la pena spendere 8k o più per un set di p.a.f., trattandosi di sfumature che non arriveranno mai a chi ti ascolta, nemmeno se fosse un invasato come noi.

 

Personalmente mi sono acclimatato con i wolfetone. Mi piace il prezzo, mi piace come suonano a 10, mi piace come si puliscono e mi piace la disponibilità di chi li fabbrica nel rispondere, consigliare e fare modifiche senza chiedere un soldo in più.

 

Sulla les paul ho al ponte un marshallhead con il magnete in alnico 2 e un legend al manico, il marshallhead è IL suono rock, e quando abbassi il volume resta cazzuto come un p90, mentre il legend è molto aperto e bello sui lead alla gheri mur e musica da ascensore varia. Sulla flying V ho un set di marshallhead mkII e sono anche questi bellissimi, aperti, definiti e molto vicini ai single coil come caratteristiche, con basse molto ferme senza risultare spompi. Poi abbassi il volume e sembra di suonare una fender (parole non mie).

 

Se dovessi cambiare i pickup ad altre chitarre prenderei sicuramente altri wolfetone.

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8 ore fa, Uilliman Coscine Terzo dice:

 

Non credo sia la Radius: è stata reverniciata in modo uniforme mentre questa ha il colore diverso dove c'era il Bigsby. Però potrei sbagliarmi

No ma non è la Radius, è piuttosto diversa a vedersi

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Eccomi, scusate la latitanza... avevo letto stamane, ma sono giorni intensi e sempre con poco tempo.

 

Per rispondere a @Dado: non ho ancora avuto la fortuna di provare quella burst specifica (forse a Padova a metà maggio, vediamo), ma in generale ho provato quasi una decina di burst, più alcune svariate decine di Gibson anni '50 e primi '60.

Quello che posso dire è che non tutte le burst - e, più in generale, non tutte le chitarre vintage - sono uguali per la mia esperienza.

Legni delle stesse essenze, ma comunque diversi, manici con profili e spessori diversi... queste variabili incidono sul peso, sulla risonanza ecc. Se poi aggiungiamo anche che non tutti i PAF sono identici, o i pots più o meno driftati ecc, si può capire facilmente anche a logica come ci possa essere variabilità.

 

Ci sono però dei caratteri comuni, che personalmente ho riscontrato nella gran parte delle Gibson anni '50, sia da spente che da accese: l'attacco è aperto, snappy, ma mai fastidioso come in alcune LP moderne; anche quelle molto bright hanno uno spessore delle note sui cantini che difficilmente si ritrova in strumenti moderni. E in generale hanno meno bassi delle custom shop moderne: hanno punch sulle medio-basse, più che dei veri e propri bassi, che sono meno profondi come frequenze per capirci.

 

I PAF di base, sia che si becchi un set più vicino ai 7k che quelli con valori più alti da 8,5-9k in A5, sono comunque pickup molto trasparenti, diventano quasi dei singoli molto fighi quando suoni piano o abbassi il volume. Non coprono il suono dello strumento,  non lo stravolgono, e hanno quasi sempre questo attacco brillante e veloce anche sulle corde basse, con una dinamica che difficilmente ho sentito anche nelle migliori (e costose) repliche PAF moderne... sono d'accordo con @Giorgio V. che ogni produttore moderno riesce a replicare più o meno bene UN aspetto dei PAF, ma finora nessuno è riuscito a metterli tutti insieme: i PAF veri hanno sempre uno scampanellio tipico, una grandissima dinamica e tanta definizione, ma c'è anche una sorta di amalgama, un piacevole accavallarsi di armoniche che rende questa definizione sempre dolce, musicale, amalgamata in modo perfetto.

 

Giusto per fare un esempio, spesso gli amici che provano le mie due Gold si stupiscono di quanto la '52 coi P90 possa suonare simile all'altra Gold coi PAF... ecco, lì vedi proprio il carattere comune: nonostante pickup diversi, elettroniche diverse (da un lato pots IRC e caps Grey Tiger, dall'altro Centralab e Bumblebees, oltretutto coi pots di valori abbastanza diversi tra le due), ponte diverso, senti che la matrice è proprio la stessa.

 

Un altro esempio... nei giorni scorsi avevo a casa cinque ES-335, '66-67-68-68, più una moderna Murphy con upgrade di elettronica e picappi fighi. Le 4 vintage sono diverse tra loro, pesi sensibilmente differenti, manici MOLTO differenti, una (la mia '66) ha anche un early pat. nickel al bridge, che è diverso dai T-Top delle altre. Ma sentendole suonare a giro da diversi amici, con suoni, mani e stili completamente diversi, potevi riconoscere la moderna (comunque bellissima) dalle altre 4 facilmente e pure stando nella stanza a fianco... anzi in questo caso la differenza secondo me è anche più marcata che con le Les Paul.

 

Comuque per me il bello di questi strumenti non sta tanto nel suono in sé, o nel fascino del vintage in quanto "antico", vissuto ecc... io mi sono letteralmente innamorato di come ti fanno suonare, del feeling: il loro essere così dinamiche, aperte, anche stronze in certi casi, permette di trovare facilmente sfumature che con strumenti moderni sono pressoché impossibili.

Ed è un po' il motivo per cui ormai quasi tutte le chitarre che ho sono vintage: piano piano, in alcuni anni, ho convertito tutto l'arsenale... e svuotato permanentemente il conto :facepalm:

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17 hours ago, guitarGlory said:

Eccomi, scusate la latitanza... avevo letto stamane, ma sono giorni intensi e sempre con poco tempo.

 

Per rispondere a @Dado: non ho ancora avuto la fortuna di provare quella burst specifica (forse a Padova a metà maggio, vediamo), ma in generale ho provato quasi una decina di burst, più alcune svariate decine di Gibson anni '50 e primi '60.

Quello che posso dire è che non tutte le burst - e, più in generale, non tutte le chitarre vintage - sono uguali per la mia esperienza.

Legni delle stesse essenze, ma comunque diversi, manici con profili e spessori diversi... queste variabili incidono sul peso, sulla risonanza ecc. Se poi aggiungiamo anche che non tutti i PAF sono identici, o i pots più o meno driftati ecc, si può capire facilmente anche a logica come ci possa essere variabilità. 

 

Ci sono però dei caratteri comuni, che personalmente ho riscontrato nella gran parte delle Gibson anni '50, sia da spente che da accese: l'attacco è aperto, snappy, ma mai fastidioso come in alcune LP moderne; anche quelle molto bright hanno uno spessore delle note sui cantini che difficilmente si ritrova in strumenti moderni. E in generale hanno meno bassi delle custom shop moderne: hanno punch sulle medio-basse, più che dei veri e propri bassi, che sono meno profondi come frequenze per capirci.

 

I PAF di base, sia che si becchi un set più vicino ai 7k che quelli con valori più alti da 8,5-9k in A5, sono comunque pickup molto trasparenti, diventano quasi dei singoli molto fighi quando suoni piano o abbassi il volume. Non coprono il suono dello strumento,  non lo stravolgono, e hanno quasi sempre questo attacco brillante e veloce anche sulle corde basse, con una dinamica che difficilmente ho sentito anche nelle migliori (e costose) repliche PAF moderne... sono d'accordo con @Giorgio V. che ogni produttore moderno riesce a replicare più o meno bene UN aspetto dei PAF, ma finora nessuno è riuscito a metterli tutti insieme: i PAF veri hanno sempre uno scampanellio tipico, una grandissima dinamica e tanta definizione, ma c'è anche una sorta di amalgama, un piacevole accavallarsi di armoniche che rende questa definizione sempre dolce, musicale, amalgamata in modo perfetto. 

 

Giusto per fare un esempio, spesso gli amici che provano le mie due Gold si stupiscono di quanto la '52 coi P90 possa suonare simile all'altra Gold coi PAF... ecco, lì vedi proprio il carattere comune: nonostante pickup diversi, elettroniche diverse (da un lato pots IRC e caps Grey Tiger, dall'altro Centralab e Bumblebees, oltretutto coi pots di valori abbastanza diversi tra le due), ponte diverso, senti che la matrice è proprio la stessa. 

 

Un altro esempio... nei giorni scorsi avevo a casa cinque ES-335, '66-67-68-68, più una moderna Murphy con upgrade di elettronica e picappi fighi. Le 4 vintage sono diverse tra loro, pesi sensibilmente differenti, manici MOLTO differenti, una (la mia '66) ha anche un early pat. nickel al bridge, che è diverso dai T-Top delle altre. Ma sentendole suonare a giro da diversi amici, con suoni, mani e stili completamente diversi, potevi riconoscere la moderna (comunque bellissima) dalle altre 4 facilmente e pure stando nella stanza a fianco... anzi in questo caso la differenza secondo me è anche più marcata che con le Les Paul. 

 

Comuque per me il bello di questi strumenti non sta tanto nel suono in sé, o nel fascino del vintage in quanto "antico", vissuto ecc... io mi sono letteralmente innamorato di come ti fanno suonare, del feeling: il loro essere così dinamiche, aperte, anche stronze in certi casi, permette di trovare facilmente sfumature che con strumenti moderni sono pressoché impossibili. 

Ed è un po' il motivo per cui ormai quasi tutte le chitarre che ho sono vintage: piano piano, in alcuni anni, ho convertito tutto l'arsenale... e svuotato permanentemente il conto :facepalm:

Sono esattamente le sensazioni che ho provato io da profano.

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Il 30/4/2024 at 10:37, Giorgio V. dice:

 

Nel senso di provare sia i wolfetone che i paf sulla stessa chitarra? No. Non ho mai avuto p.a.f. miei, ho solo avuto a disposizione chitarre con p.a.f. di un amico, quindi senza libertà di spippare a piacimento.

 

Quello che ho fatto è stato suonare chitarre diverse equipaggiate con repliche e paf veri back to back.

 

Alla fine al di là del timbro sonoro - che poi dipende dal resto della chitarra, legni, hardware, etc - la cosa bella dei paf è la chiarezza e (anche per effetto della prima) la dinamica, che è molto evidente sia quando suoni il pickup aperto a 10 sia quanto abbassi il volume. Ci sono alcuni pickup moderni che replicano davvero bene il comportamento di un paf a 10 (tipo stephens design), ci sono altri che replicano ottimamente il modo in cui un paf si pulisce quando abbassi il volume (tipo wizz), ma non conosco nessun pickup moderno che replica al 100%  tutto quello che fa un paf vero. Nonostante questo, per me non vale la pena spendere 8k o più per un set di p.a.f., trattandosi di sfumature che non arriveranno mai a chi ti ascolta, nemmeno se fosse un invasato come noi.

 

Personalmente mi sono acclimatato con i wolfetone. Mi piace il prezzo, mi piace come suonano a 10, mi piace come si puliscono e mi piace la disponibilità di chi li fabbrica nel rispondere, consigliare e fare modifiche senza chiedere un soldo in più.

 

Sulla les paul ho al ponte un marshallhead con il magnete in alnico 2 e un legend al manico, il marshallhead è IL suono rock, e quando abbassi il volume resta cazzuto come un p90, mentre il legend è molto aperto e bello sui lead alla gheri mur e musica da ascensore varia. Sulla flying V ho un set di marshallhead mkII e sono anche questi bellissimi, aperti, definiti e molto vicini ai single coil come caratteristiche, con basse molto ferme senza risultare spompi. Poi abbassi il volume e sembra di suonare una fender (parole non mie).

 

Se dovessi cambiare i pickup ad altre chitarre prenderei sicuramente altri wolfetone.

Perfettamente d'accordo!

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