Vai al contenuto
View in the app

A better way to browse. Learn more.

RadioChitarra

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.

marcoexplorer

Members
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti di marcoexplorer

  1. Grazie man, troppo gentile! Certo! Ho vinto 10 dollari!!🥳🥳🥳 E ne ho persi 50🥲🥲🥲
  2. Dovrei risponderti "quel che avviene a Vegas rimane a Vegas" 🫠 Niente fiche, solo chitarre...ho trovato chiuso anche i Sanctuary studios 🥲🥲🥲 Che tedio
  3. Cavolo, esageratooo!! Grazie mille!! A dire il vero faccio una gran fatica a scrivere in libertà e colloquialmente. Mi ritengo un pessimo "raccontatore" sia nello scritto che nel parlato. Mi spiace per il cliente 🥲 Aspetto un po' per il prossimo "capitolo" 😉
  4. Ho aggiunto tutti i video in articolo 🍻🍻🍻
  5. Per te questo e altro 🤗🤗🤗 Qualcuno @Bananas potrebbe indicarmi con inserire video con preview in articolo senza passare da youtube?
  6. Siamo a settembre del 2024 ed è già passato un anno dall’avventura di NYC. Un anno di lavoro e di burocrazia maledetta ma anche di energia positiva. Avevo già fissato due settimane di ferie a cavallo fra settembre e ottobre senza avere alcuna idea, senza pensare se fare qualcosa oppure no. Come al solito, la fregola mi parte una settimana prima. Problema: la mia compagna non ha giorni di ferie in quel periodo, al massimo i fine settimana per gite fuori porta. I viaggetti del week end me la fanno sempre prendere male e ormai, per un viaggio più importante, non c’era più tempo, programmare qualcosa di fico richiede diversi giorni. E poi da solo dove cavolo posso andare: meglio optare per una capitale europea che con due ore di volo ci sono. Si ma da solo? Nel fine settimana mi metto a vedere un po’ di città papabili. Così a ridosso della partenza i voli non sono a buon mercato e per Amsterdam o Copenaghen ci vogliono 500 euro. Vengo assalito dal mio solito malumore pre ferie: vorrei fare qualcosa che veramente mi diverta ma bisogna sempre scendere a compromessi, poi i costi, poi i tempi, il meteo, pensare all’itinerario, fissare voli, hotel, prendere quelli con il miglior rapporto qualità/prezzo, ma non sarebbe meglio risparmiare per l’armadio da comprare? Mentre cerco, cullato dal tanto caro malessere, mi metto a sentire qualche disco. Salta fuori Landau con uno fra i suoi primi lavori da solista “We Are the Best Band - Raging Honkies”, album che mi è sempre piaciuto tantissimo perché suonato in modo clamoroso, pieno di parti pensate ma anche selvaggio, ruvido e graffiante. Un disco che non ti aspetteresti da Michael perché molto provocatorio. Si sente l’energia degli inizi, meno controllata e più sprezzante. In caso non lo conosceste fateci sopra un giro. Poi passo ad un altro mio amore: John Hiatt con “Stolen Moments”, disco del ‘90. Racconta di paesaggi che probabilmente non vedrò mai, di sensazioni, colori e profumi che posso solo immaginare. Incastrare tutto è molto difficile e più si cresce e più è complicato. Prima di andare a dormire apro skyscanner, poi booking, expedia e airbnb. Fanculo. Passano 4 giorni e sono su un volo diretto a Los angeles, quattordici ore e mezzo di durata. Sono da solo. I miei bagagli consistono in uno zainetto e in un trolley piccolo, tutto a prova di controlli da parte delle compagnie aeree. Vi ricordate del fatto che detesto fare programmi, che mi piglia l’ansia, no? Avevo fissato solo andata, ritorno, la macchina a noleggio e un appartamentino per le prime due notti, tramite airbnb da un ragazzo di origini filippine, nel quartiere Boyle Heights ad est di Down Town. Basta. Atterro, mi ripiglio 5 minuti, tolgo la modalità aereo e mi riconnetto. Rassicurazioni di rito a casa e vado verso i controlli. Cerco l’uscita dall’aeroporto e il punto di ritiro dell’auto. Prendo il pulmino (no raghi non si dice “navetta” si dice “pulmino” ;)) e dopo 20 min ci sono. Mi danno un suvvone 4x4 e mi dicono: “man, per uscire gira a sinistra, poi ancora a sinistra e sei in strada”. Eseguo le istruzioni e mi ritrovo, alle ore 18.00 locali, in una strada a 6 corsie dove il mezzo più piccolo era il mio. Si, confermo: è come essere in GTA, paro paro. Mi fermo al primo In & Out e mi godo un panino del secret menu mentre i Boeing mi passano scenograficamente sopra la testa. Il mio livello di gasamento è altissimo e sono appena atterrato. Mi dirigo verso Randy’s doughnuts e mi piglio la ciambella più buona dell’universo. Imposto il navigatore verso l’appartamento prenotato e vado. Tantissime persone che vivono in strada. Ai lati, sui marciapiedi, una distesa infinita di tende da campeggio. Tantissime persone che sembrano sotto gli effetti di qualsiasi tipologia di sostanza. Così tanto degrado tutto insieme da non riuscire a coglierne pienamente la portata. Passo Compton e mi sembra di essere in Messico, quello che si vede nei film. Supero le parti più centrali e mi ritrovo su una collinetta in mezzo ad abitazioni assurde, strade tutte in forte pendenza e alternanza fra suv e auto old style. Molti resti di macchine disintegrate. Arrivo dove mi dice Maps, mi fermo, scendo e mi si para davanti LA con questa distesa di luci infinita, Down Town sullo sfondo e tanta, tantissima vita di strada. Non è Beverly Hills...meno male. E’ un quartiere di latinos. Cerco di dormire. Parcheggio l’auto nei pressi di Sunset Blvd e mi immergo in mezzo a una folla di persone. C’è la premier di Joker 2, tutti cercano di accaparrarsi un posto in prima fila per vedere da vicino Phoenix e Gaga. Dall’altro lato c’è una fiumana di gente per Gwen Stefani, in live da Kimmel. Ecco che compare la Capitol records, bella bella, bellissima. Tralasciando la sezione Jazz, mi vengono in mente Bonnie Raitt, Les Paul, i Molly Hatchet, Joe Cocker, i Foo Fighters, Sinatra, i Grand Funk Railroad, i The Band, McClinton, i RHCP. Che gruppi, che ricordi! Becco il negozio Amoeba Music. C’è veramente di tutto, il negozio di dischi più fornito mai visto. Picchiano forte sui cd, per i vinili leggermente meno. Oggettistica varia da sballo. E’ pieno di gente dal look Venice beach 🙂 Passo il viale, faccio 50 metri percorrendo una delle traverse e vengo assalito dalla contraddizione americana: tende da campeggio ovunque, tantissimi senza tetto e fortissimi segnali di tossicodipendenza. Parlando con qualche locals ho la conferma che si tratta di Fentanyl e altre nuove sostanze a basso costo. Come dicevo all’inizio, da italiano, è difficile fare i conti con la realtà losangelina. Da un lato sfarzo, moda, ostentazione e pacchianaggine, dall’altro, proprio dietro l’angolo, un inferno. La sensazione di pericolo è veramente forte. Dalla mia piccola esperienza, non credo che sia dovuta alla possibilità di essere derubato ma dall’imprevedibilità di queste persone, totalmente preda delle sostanze e che non sono presenti a se stesse. Sono decine di migliaia e, come detto, non soltanto relegate all’interno di Skid Row ma un po’ ovunque ci sia un marciapiede più ampio o un vicolo non troppo trafficato. E’ realmente un’ esperienza passare attraverso queste piccole ma capillari baraccopoli. Un conto è vedere alcune immagini di San Francisco in tv, nei video reportage, un altro, passarci nel bel mezzo, soli, con zainetto e macchina fotografica. Seguo parallelamente la walk of fame. Dopo circa 45 minuti, arrivo al 7425 di Sunset Blvd. Anche qui un caldo boia con un sole che spacca le pietre. Il Guitar Center di Hollywood è una vera figata. Pochi cazzi, è roba da foto. Gigantesco e bellissimo esternamente, si trova di fronte a quello che fu il mitico Sam Ash, con insegne ancora presenti ma definitivamente chiuso. Passo velocemente oltre la prima ala e mi dirigo verso la megastanza separata vintage and rare. A questo giro c’è della bella roba. Hanno qualche pezzo da novanta vintage, un botto di ampli e un bella collezione di Collector’s choice, Murphy lab e Master built. Nota di merito: hanno anche diverse chitarre particolari ma affascinanti: Dean anni ‘70, Guild e alcune boutique che tanto ci attizzano. Il clima è sempre molto amichevole ma per provare strumenti di una certa importanza ci vuole la supervisione dell’addetto che te li porge uno a uno. Molti sono disposti lungo la grande parete dell’area e, per forza di cosa, i commessi devono ogni volta prendere la scala per tirarti giù la roba. A differenza di quello di NYC, indipendentemente dalla maggior fornitura, sembra avere più anima. Le good vibes del pacifico, del Messico e del sole avranno pure un impatto. I clienti sembrano abituali e tutti molto “del mestiere”. E’ un bel negozione che, fossi di LA, frequenterei volentieri di tanto in tanto. Mi invaghisco follemente di una Cadillac del ‘79. Bellissima, fuori dal comune, azzardata nelle forme ma molto maneggevole. Ci penso un po’, faccio due conti fra spazio su aereo, iva, dazi e mazzi. Esco con una tracolla. Meglio. La sera la passo al The Mint con una buona cena (Philly steak) e un bel live. Tutto, come al solito, strapieno. Parlo con qualcuno e sono tutti molto chill.. Passaggio obbligato anche al Troubadour, altro storico locale di LA. Il giorno successivo parto da Down Town verso le 10.00, imbocco una delle solite freeways gigantesche che sto iniziando a conoscere. Viro a destra e mi immetto sulla 101, proseguendo verso nord. Esco dalla città e all’altezza di Glendale proseguo verso sinistra. E’ sempre la 101, ma sopra i cartelli appare il nome “Ventura”...mi ricordo del pezzo degli America, parte il brivido e sento crescere il livello di epicità. Passo Toluca lake, North Hollywood, Sherman oaks ed Encino. Eccomi a Tarzana, piccolo quartiere fuori LA con una valanga di negozi, negozietti, esercizi commerciali disposti ai lati della strada principale. E’ un susseguirsi di costruzioni a ferro di cavallo con i posti auto nella parte centrale. Arrivo al numero 18969 di Ventura Blvd. Parcheggio centralmente. Scendo e mi accorgo che senza aria condizionata fa un caldo boia, siamo sui 35 gradi. Mi guardo attorno e lo vedo. E’ nell’angolo alla sinistra. Mi lascio un po’ prendere dalla botta di adrenalina. Non so voi, ma il canale di Norm è tra quelli che seguo di più. Da quando c’era Agnesi ad oggi non ho mai smesso di vedere le puntate settimanali. Vedo le prove delle chitarre e le chiacchierate con i mostri sacri della sei corde. Ci sono passati veramente tutti. Adesso ero li davanti. Mi faccio passare i brividi ed entro. Abbiate pazienza, lo so che sembra tutto sensazionalistico ma per me è stato un piccolo shock. Qui il livello di epicità schizza alle stelle. Mi accoglie Norm himself. E’ un omone alto, un po’ affaticato ma cordialissimo con tutti. Gli dico che per me è un idolo, balbetto qualche cazzata. Mi chiede da dove vengo e mi dice che ha alcuni amici italiani. Chiedo una foto che mi faccio fare gentilmente dal suo collega. Mi guardo intorno e vedo il divano più iconico di tutti dopo quello di Backroom Casting couch (siete dei vecchi porcelli 😉). Sopra a jammare c’erano Kirk Fletcher e Roberto Vally… Troppe emozioni tutte insieme. Non ci credo. Mi metto a chiacchierare con loro. Dico a Kirk che sono un suo fan e che sono originario di Pistoia. Il suo volto si illumina e si ricorda del suo show alla Fortezza. Parliamo di chitarre, sta cercando un’altra 335. Parliamo di ampli, anche lui è amante del blackface sound. Il ragazzo che lavora in negozio mi spara in braccio una ES ’68 attaccata a un super del ’66. Kirk dice che è una delle chitarre che sta puntando. Prende in mano una tele slab primi anni ’60, la attacca ad un deluxe e parte una mini jam. Arriva Norm e mi espone l’elenco di quanto sostituito sulla chitarra. Poi mi fa portare alcune strato ’66, ’68 e anni ’70 tutte refin. Poi partono con le junior e le special anni ’50 e primi ’60. Cazzo che botta. A ogni cambio commento le chitarre con Kirk. Vengo stregato da una sg special artic white ’65, poi mi ricordo di avere davanti ancora due settimane di fuoco nella west coast e desisto. Poi passo alle reissue, una explorer collector’s edition ’58 in korina con la tastiera in braz…e vorrei anche vedere per 50k. Provo alcuni ampli, tweed e brown. Mi metto a parlare con Roberto, mi dice che i suoi erano italiani, pugliesi. Mi dice che ha suonato come turnista con alcuni personaggi pop italiani (non riporto i nomi, il lavoro è lavoro) e che in Calabria gli hanno sfondato per due volte il finestrino della macchina per prendere la strumentazione. E’ megasimpatico. Chiedo dei suoi progetti attuali, della sua strumentazione e della sua vita. Abita a LA e mi faccio raccontare un po’ di real life del posto e della scena musicale. Vally, con la ipsilon, uno di noi! Mi permetto alcune osservazioni. Norman’s rare guitars è un posto iconico per noi chitarristi dove è possibile trovare i propri idoli, scambiarci due o più chiacchere e provare qualche strumento. Nella ricerca casuale è possibile trovare qualcosa di interessante ma credo che il meglio lo riservi a chi ha le idee chiare. Se hai in mente qualcosa di specifico e hai i soldi, Norm è la persona giusta.. Durante la mia permanenza di qualche ora ho visto preparare per la spedizione una quindicina di strumenti. Penso che in magazzino, non accessibile al pubblico, abbiano un mondo di roba pronta a saltare fuori. Si, ma solo all’occorrenza. Ho visto controllare e imballare una tele del ’65, una V reissue di quelle fighe, una LP deluxe, una 355 ecc. Non vi commento il posto perché orami, tramite i video, lo conosciamo tutti. Una cosa che mi ha molto colpito è l’approccio volto alla vendita: tutti ti trattano al loro pari. Norman come lo vedi, è. Non c’è alcuna pressione all’acquisto, quanto in esposizione lo puoi provare quanto ti pare e sono tutti contenti. Questo approccio, a mio modo di vedere, è totalmente vincente. Cercassi una chitarra in particolare, di uno specifico anno e colore e avessi 10k dollari da spendere sarebbe fra i primi che contatterei. A una certa, parte il video: Norm alle tastiere, il commesso più giovane alla batteria, Kirk e l’altro collaboratore più anziano alle chitarre e Robertino nostro al basso. Hanno una ragazza a curare i contenuti foto e video dei loro canali. Assisto alla registrazione di due pezzi suonati davanti a tutti i clienti intenti a curiosare fra gli strumenti. Machecazzodifigata. Spendo molto volentieri 100 dollari in merchandise, saluto tutti e me ne vado. Scioccato mi dirigo verso Las Vegas, dove passo la notte 😉 Riprendo la strada e passo 8 giorni cullato dal deserto. Decido sul momento, giorno per giorno, dove andare e dove passare le notti. Un po’ sul mito della Route 66, di Easy rider, delle ballrooms, dei baracci, dei diner e un po’...no. Stacco da tutto e me la godo. Ripasso da Las Vegas anche al ritorno, questa volta è sabato sera 😉😉 Rieccomi a LA più infoiato di prima. A breve il volo di ritorno. Arrivo al The Baked Potato sul presto avendo fissato per il primo show (sono 2 per serata). Entro e mi danno uno sgabello al bancone. Il posto è molto, molto raccolto. E’ come si vede dai video, riesci a sentire il suono unplugged della chitarra…e che chitarra. C’è Josh Smith con Travis Carlton. MACHECCAZZOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOODIFICATA. Prima dello show mangio una, appunto, baked potato e faccio conversazione con la gente accanto. Basta dire “Italy” e vanno tutti in brodo di giuggiole. Faccio amicizia con una coppia del posto, lei super in fissa per JBono, lui invece, è forse il più grande appassionato al mondo degli Steppenwolf. Mi faccio raccontare un po’ delle loro vite, racconto un po’ del mio viaggio. Dopo un po’ lei mi sussurra ”guarda quello li è un super bluesman, si chiama Kirk Fletcher, lo conosci?”. Lo conosco? Lo conosco???????? Ormai è un bro (si vabbeh lo so…:-)), mi riconosce e mi chiede se avessi pensato all’acquisto della 335 che avevamo provato e che ci era garbata di brutto. Passo la serata e mi godo la sensazione di sogno americano, che è tutta un’altra roba ma per me va bene anche così. Smith e gli altri spaccano i culi ai passeri. A una certa si ferma la musica e arriva la torta: è il suo compleanno. Compaiono moglie e figli e gli regalano una Gretsch vintage che voleva da tanto. Foto di rito, scambio il contatto IG con un po’ di nuovi amici, finisco la birra e rimonto in macchina con il trip parziale che segna 1800 miglia. Alla fine, posso dire che sia Landau che Hiatt non sbagliavano.
  7. Video fantastico!!!!! Bellissimo anche il primo pigtail.
  8. L'interesse deve essere già perso prima di iscriversi 🤣
  9. Aggiunta qualche foto (permette di caricare solo 23mb) e messo un video nei commenti da host esterno
  10. Grazie!!! Hai ragione, i tedeschi sono parecchio forti, soprattutto per custom shop e roba costosa.
  11. Perfettamente ragione, molte grandi città hanno la loro strada chitarristica da scoprire. Grazie a te!
  12. TR Crandall - Tele '55 https://streamable.com/iqp2m5
  13. Per foto e video vedo se riesco a mettere qualcosa. Per le altre robe c'è Chapter 2 e 3 dove ho raggiunto livelli ancora più alti di goduria, molto più alti 🤗
  14. Non so a chi possa interessare ma, spinto dal mitico @Bananas, vi riporto qualche impressione da alcuni dei miei giri in USA. Pur riconoscendo ogni suo limite e follia, è un Paese che adoro. L'idea era quella di incentrare ogni viaggio sulla musica che più amo e sulla chitarra, in ogni loro sfaccettatura. Ogni mia frequentazione su YouTube era, lo è tutt'oggi, focalizzata sul mondo statunitense. Con le piattaforme social, i mostri sacri della musica sono diventati quasi degli amici dei quali viviamo la quotidianità, possiamo esaminare i top delle burst in quasi ogni loro minima sfumatura, possiamo sentire suonare una V del '59 quasi come fossimo a due metri di distanza. L'esaltazione era tantissima ma c'era sempre quel "quasi" che mi creava insoddisfazione. Superato il terrore del volo, eccomi sopra l'oceano in direzione Stati Uniti d’America. Dopo gli aerei il mio secondo arcinemico è la programmazione. Fisso sempre il minimo indispensabile altrimenti mi prende l’ansia. Voglio essere totalmente libero. Solitamente seleziono i posti dove mi piacerebbe andare e, se ci sono le condizioni, nel momento in cui mi assale l’ispirazione, faccio in modo di ritrovarmici. Primo viaggio: New York City. Come molti di voi avranno sperimentato, è la città del tutto. Ripreso dallo splendore, mangiato qualche panino con il pastrami, eccomi per strada in preda a quella sensazione di essere nel posto dove avvengono le cose, quelle fiche. Mi piglia troppo bene e come prima tappa c’è Soho, quartiere situato nella lower Manhattan, pieno zeppo di robe per ricchi, gallerie d’arte moderna, negozi più fashion rispetto ad altri quartieri e ristorazione di classe. Un’altra mia fissa, appunto, è il cibo ma, visto che già un panino normale costa 27 dolla’, scelgo di evitare di spararmi una T-bone in qualche posto sciccoso a caso e risparmiare qualcosa per il guitar safari. Vado da Rudy’s Music. Che ficata di negozio, finiture in legno ovunque, poltrone in pelle, vetrine, tappeti e amplificatori disposti in più punti. Appena entrati, sulla destra, c’è il reparto semihollow. Tante ES nuove e vecchie ma, soprattutto, tante Collings. Non mi aspettavo una presenza così massiccia del marchio boutique più in voga in questo momento. Mi accoglie un commesso gentilissimo con il quale scambio qualche battuta. Dietro di lui c’è Rudy Pensa a chiaccherare con un altro cliente. Questa è la prima botta di adrenalina chitarristica che provo nell’esperienza USA. E’ veramente lui. L’ho sempre visto in foto accanto a idoli assurdi, prima sulle riviste cartacee e da parecchi anni online. Faccio finta di niente e chiedo timorosamente di provare una delle suddette Collings (era il momento nel quale la fissa per le 335 hi-end si faceva sentire pesante). “Sure” e mi fanno accomodare su una delle poltrone centrali. Tirano giù circa una decina di chitarre, me le mettono a disposizione e mi lasciano libero dicendo di fare come voglio per gli ampli e per i volumi. Siamo su una media di strumenti venduti a 7 - 8K e questi non battono ciglio. Sono abituato malissimo ai nostri negozietti di merda dove per provare una Ibanez da 500 euro devi fare una assicurazione. Alcune belle, alcune bellissime altre un po’ meno ma sempre fiche. Problema: manici sempre troppo spessi simil ‘58 e ‘59. Volevo qualcosa di leggermente più slim. Ecco che mi tirano fuori delle 335 reissue ‘61 e dopo qualche minuto arrivano due o 3 vecchie 345 e 355 di cui una in noce. Non sono pregiatissime pre ‘65 ma roba fine sessanta e settanta. Una in particolare mi piace parecchio parecchio. Vado sulle solid, SG e tele, provo alcuni fender brown e black, mi fanno provare una valanga di roba. A una certa arriva Pensa, mi chiede da dove vengo e se avessi mai provato una delle sue chitarre. Fa prendere una, appunto, Pensa MK 2 e me la porge. Non so cosa cavolo sto provando, sono completamente in banana. Mi piglio una pausa, giro per il fantastico shop. In fondo al negozio c’è l’area acoustic, separata dal resto e di una bellezza sconvolgente. Esco dal mio primo negozio mitologico felice. Mi sento nel pieno agone della battaglia e me la godo a pieno. Passo da Kat’s delicatessen e mi ripiglio. Le prime serate le ho passate, cronologicamente, in questi posti: Birdland, BlueNote e il The Bitter End. Abbiamo speso un capitale ma porca troia che ficata. Ulteriore considerazione: le band fanno tre spettacoli a serata e sono praticamente sempre sold out. Si, tanto turismo, ma anche gli autoctoni fruiscono di questa roba, c’è voglia di divertirsi e di spendere…giustamente direi. Seconda tappa, vicino a Union Square, nel centro di Manhattan, il mio primo Guitar Center. Negozione bello, con una valanga di roba nuova di ogni marchio. Si punta a prodotti normali con alcune eccezioni che possono saltare fuori nell’usato. E’ il posto dove prendere le mute di corde o una Fender messicana/americana. Strafornito di ogni accessorio. Non rimane nel cuore ma non è nemmeno una merda. Mi rifaccio la sera al Village Vanguard, che ve lo dico a fare. In questi locali sono nati gli artisti che più amo. Non ci hanno solo suonato, al loro interno hanno creato un nuovo modo di vedere armonie e melodie, innovativi punti di vista. Hanno scoperto colori e sfumature influenzando la futura concezione dell’arte. Hanno vissuto forti legami e combattuto alcune guerre. Sicuramente hanno cambiato il mio modo di intendere la vita. Sono completamente innamorato della città. Chiedo consiglio a Tom, appassionato come me di guitars e conosciuto casualmente su Instagram. Ha vissuto molti anni a Manhattan e da qualche tempo si è spostato fuori, a ovest. Si gode la pensione. Poco tempo e mi risponde: “sento un mio amico super in fissa che abita in centro e ti dico”. Passano due ore e arriva la nuova notifica: breve elenco di posti a Brooklin “e digli pure che ti manda il mio amico, si chiama Jeff McErlain”. Non ci credo e penso che Tom sia un megalomane, poi faccio alcune ricerche e mi convinco: andavano alle superiori insieme. Il nerd che è in me prende il sopravvento e gasato inizio a tediare per qualche ora la mia compagna “...cioè ma ti rendi conto, il tizio è McErlain cazzo…”. Arrivo da TR Crandall. Inizialmente pensavo di aver sbagliato indirizzo. Il negozio è al quinto piano di un palazzo raggiungibile tramite ascensore. Si aprono le porte e si è già dentro. Sono specializzati in vintage e usato, molte elettriche e tantissime acustiche. Il fondatore e liutaio è Tom Crandall. Mi accoglie un ragazzo e mi chiede se poteva essermi di aiuto. Rispondo che, se possibile, avrei voluto dare un’occhiata allo shop e che ero interessato a una semihollow Gibson o altro ma che non avevo un’idea in particolare e che mi volevo lasciare ispirare: “certo nessun problema vedi se c’è qualcosa di tuo interesse”. Mi giro sulla sinistra e mi si para davanti una sfilza di chitarre, tendenzialmente vecchie, poggiate a terra tramite stand e altre appese al muro. In fondo al locale un’apposita sala insonorizzata per provare a qualsiasi volume. Ogni chitarra ha il suo cartellino con tipologia, anno e prezzo. Chiedo di tirarmi giù dal muro una 345 fine ‘60 e una Heritage. Prezzi non malaccio. Il ragazzo mi guarda un po’ stupito e mi dice che, certamente, avrei potuto prenderle in autonomia e che avrei potuto usare tutti gli ampli in esposizione. Rimango un po’ basito e parto con la 345 che non mi piace assolutamente ma si tratta pur sempre di una chitarra veramente vintage. Passo alla Heritage che invece è molto bellina. Ci piglio gusto e stacco una tele masterbuilt reissue slab. Passano i minuti e mi ritrovo da solo con la mia compagna. Inizio a sentire un certo sudorino sulla schiena. Guardo in basso e vedo alcune tele e strato. Non sono relic, sono vere. Prendo la prima, ‘54 completamente originale. Mi piglia male. La devo attaccare. Giro lo sguardo e vedo alcuni blackface, un Princeton, un Deluxe e un Super. Li conosco bene perchè il “mio” suono è quella roba li. Poi, accanto, c’è lui: il Vibroverb. Mi piglia ancora più male. Mai presa in mano una tele anni d’oro e mai visto dal vivo “quel” blackface del ‘64. Standby e intanto me la godo da spenta. A voi posso confidarlo, parte un po’ di lacrimuccia. Ma che ne so come suonava…so dirvi soltanto che era la cosa più bella sulla quale avessi fatto una penta. Dopo 2 minuti switcho il ‘64. :))))))))))))))))))))))))))))))))))))) Sono in totale frenesia e attacco e stacco tutto quello che mi capita a tiro tra cui tele ‘53 e ‘55, sg ‘63, es 330 ‘60, strato palettone, V e explorer heritage anni ‘80. Poi arriva il commesso che mi chiede come mi stessi trovando e mi dice di aspettare. Torna con una goldtop del ‘56, una firebird III e una 335 reissue ‘59 Murphy Lab usata. Non vi commento la ‘56 :::)))))), bella la Bird. Poi arriva la 335: è la mia!!! Nera, spettacolare, una chitarra da sogno, quella che cercavo in tutto tranne che per il manico, sempre troppo grosso ma ci poteva stare. Sono riccamente con belle basse belle sbrodolone, medie a fuoco e alte levigate, con il twang caratteristico e il tanto amato “click” che deve avere quando si và su alcune frequenze. Mi riprometto di pensarci a bocce ferme, ringrazio per le due ore più belle della mia vita (fino a quel momento) ed esco. Mi commuovo veramente. Mi ritaglio alcuni minuti per riprendermi. L’esperienza chitarristica più significativa mai avuta in totale tranquillità e cordialità. Il negozio più bello del viaggio dove, avendone la disponibilità, comprerei una chitarra vintage a New York city. Si può provare tutto senza alcuna pressione. Si è incoraggiati a imbracciare strumenti da 50k in un’atmosfera familiare. Altre tappe sempre a Brooklyn: Southside Guitars e Retrofret Vintage. Bellissimo anche quest’ultimo ma ero ancora talmente sconvolto da TR Crandall che non sono riuscito a godermelo pienamente. La sera ci avrebbe atteso Stephan Wrembel al Le Poisson Rouge, show spettacolare con presentazione del nuovo album. Il giorno dopo ci dirigiamo da Ivan Ramen, ristorante al quale è stata dedicata una puntata della serie Chef’s Tablet di Netflix, poi a giro per la città e la sera torniamo sopra Times Square. Che ficata passeggiare per Broadway, anche se è pacchiano, commerciale, costoso, patinato. Gli occhi vanno sempre verso l’alto dei grattacieli e ci perdiamo un po’ in direzione Central park fino a quando passiamo davanti a un ristorante. Di fronte, vedo una figura familiare e stravagante, appoggiata ad un palo, a parlare con una bella donna. Sono quelle immagini che ti catturano al volo, al primo sguardo distratto. Mi giro per guardare meglio. Mi fermo e mi rigiro. Non ci credo. Non è possibile che fra milioni di persone, milioni di possibilità, milioni di… In caso mi fossi sbagliato avrei fatto una figura di merda colossale. Ragazzi era LUI. E pensare che qualche settimana prima mi ero visto il suo speciale su rai 5. Nile Rodgers, vestito da Nile Rodgers che si stava rilassando con la sua ex fuori da un ristorante. Come un bimbominkia chiedo una foto, gli dico che è uno dei miei idoli, che non posso crederci e, nell'agitazione del momento, mi esce “oh…che poi sono un chitarrista anch’io”... Bellissimo e pieno di ricordi l’Hotel Chelsea nell’omonimo quartiere. Le ultime sere le passiamo al The Barbes e all’Iridium. Ho già detto che è stata una ficata? 😅
  15. Yessa, Carter e una valanga di altri negozi fighi degli USA dalla West alla East coast. Se ti interessa ne faccio nuovo!
  16. Ho provato la chitarra in questione, bella ma non sbalorditiva come alcune delle altre che hanno in negozio (una fiesta red era devastante)
  17. Visto che le LP vi fanno cacare, come la vedi una prova comparativa di 4 strato riedizione degli anni boni? Diciamo dal '54 al '62 e super custom boutique? Due con tastiera in acero e le altre con la slab?
  18. Ce l'ha un mio amico la Isbell, provata alcune volte. Bellina, manico normale ma con spalle accentuate. Pecca sulla finitura relic. Per questo motivo sono molto in dubbio sulla mccready, ho paura che sappia di finto. Tutto sommato una chitarra da valutare se ti piacciono le custom.
  19. Le tele jappo intriganti potrebbero essere quelle dall'87 al '90 (post jv per i prezzi) peccato quasi tutte custom, e il binding non riesco ad accettarlo nei taglieri malefici. Avevo trovato una '88 bianca con manico slim no custom a 1300 e me la sono lasciata sfuggire. Comunque rispetto alle jappo, da tutte quelle che ho provato, mi sembrano assolutamente paragonabili alle mex/am standard quindi niente di incredibile. Anche in questo caso è necessario provarne una ventina per trovarne 1 buona
  20. Sinceramente non saprei cosa dire, prenderei a scatola chiusa con rivendibilità pari a zero (ho preso un sacco di roba con rivendibilità 0). BOOOHHHHH a me la nuova vintera mi aggarba con il suo light relic e slabbona. Alternativa la strato mcCready 👀👀👀

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.