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  1. 19 points
    ECCOLO IL REGALO DI NATALE IN EXTREMIS!!!! Il famoso video di Don Bread menzionato da Cash!!! Recuperato dagli archivi del web in tutto il suo splendore!!!! Buona visione e buon ascolto !!!!
  2. 17 points
    http://captiongenerator.com/438582/2-fuzz-in-1 attivate i sottotitoli !
  3. 14 points
    Intro. Ecco un “postino” per chi avesse voglia di leggere, l’avevo già pubblicato su un altro forum ma lo schiaffo pure qua, se vi desse noia lo piallate e mi bannate a vita, concernente una delle collezioni Fender (ma anche Gibson e altra robetta) più importanti e complete del globo terracqueo, che, vedi un po’, è in Italia. Nelle mani di un privato. Caso mai qualcuno, leggendo più avanti, capisse di chi si tratta, lo prego vivamente di NON fare il nome del personaggio in questione per ovvi motivi. Siamo comunque su un forum pubblico e la privacy è anche un obbligo di Legge. Conobbi questo personaggio per puro caso al matrimonio di un mio caro amico squattrinato come me, che ebbe la brillantissima idea di sposarne la figlia. Una vera ingiustizia insomma, visto che il mio amico non suona e delle chitarre non gliene può fregar di meno. Com'è, come non è, finisco a parlare di chitarre col personaggio in questione. Il quale è stato anche musicista per davvero nei Sixties. Molto appassionato, nonché amico personale, di questo signore qui con la Strato rossa e gli occhiali: E infatti mi invita nel suo vero e proprio museo, di fianco allo studio di registrazione che ha in “casa” per giocare. Bene, buttata lì su una poltrona c'è una Strato '59 di fianco ad un AC30 col suo bel Binson appoggiato sopra. Ingenuamente gli dico: “Capperi! Sembra il setup di Hank Marvin...” E lui ridendo: “No, è il setup di Hank Marvin. Quello con cui è stata registrata Apache in pratica.” Non ho saputo trattenermi ed ho esclamato: “'Ma porka paiella impestata di your sister!” A momenti collasso: tutte le Gibson storiche possibili e immaginabili, senza contare le Gretsch. Ma essendo io prevalentemente un fenderista, mi fiondo diretto verso una “Broadcaster” in condizioni eccellenti nonostante l'età che ha subito di fianco una “Nocaster”, fino alla “Telecaster”. Ci sono proprio tutte. Dal '51 al '65. Punto. Mentre tentavo di riprendermi coi sali, girato l'angolo, le Strato. Tutte: dal '54 al '65. Compreso un prototipo in cedro libanese col body in due pezzi giuntato sulla spalla superiore. Vi risparmio le acustiche e gli ampli... Ma la cosa più sorprendente in assoluto, visto che lo avevo appena conosciuto, è che mi ha offerto di farci una grattata insieme. Così, mentre lui porta in giardino con adeguato carrellino semovibile l'AC30 di cui sopra, io mi fiondo verso una Strato '62 Sunburst. Da sempre l'oggetto dei miei sogni bagnati. Ovviamente suoniamo Apache e io gli faccio da ritmico. Perché il tipo qui suona pure. E anche bene… Parte Seconda. Ma come sono queste chitarre leggendarie che arrivano a costare oggi quanto un appartamento? Prima di addentrarmi in considerazioni personali scaturite da impressioni altrettanto personali, vi avverto che non sono né un liutaio competente, né un buon musicista. Ma semplicemente un appassionato di certa musica, o meglio, di certi suoni, che si ottengono con certi strumenti ma proprio volendo, e io non voglio, pure con Fractal e Line 6. Siccome si tratta appunto solo di una passione tra le altre, mi piace, quando il tempo lo permette, approfondire un po' le cose con un approccio filologico. Quindi mi documento per avere almeno un'infarinatura di base che mi consenta un minimo di cognizione di causa. Prima della crisi e quando il portafoglio me lo consentiva, ho girato molte Strato negli anni, comprate e rivendute, fino a trovare i “miei” strumenti. Dalle Japan vintage alle Standard americane, dalle messicane alle Custom Shop americane. Il personaggio di cui sopra, ha raccolto i suoi strumenti nel corso di tutta la vita. Ben prima della nascita del Custom Shop Fender e della seguente mania relic, si dice, ispirata a John Page da Keith Richards degli Stones. Dunque, il personaggio, a suo tempo cercava strumenti originali dell'epoca certificati e garantiti direttamente negli Usa e nelle migliori condizioni possibili. Cercava fondamentalmente delle vere NOS. E tra la metà degli anni '70 e '80 ancora si poteva. Mica come molta roba che gira oggi spacciata per vintage sopraffino. Soprattutto se a prezzi allettanti. Comunque stellari. Il tanti casi sono pacchi. Quanti milioni di chitarre avrà mai potuto produrre Leo Fender dal '51 al '65? Comunque sia, nel vintage vero e proprio non esiste pedalanza. O meglio, qualcosa di rudimentale usavano anche, tipo i primi fuzz o wha, cioè roba modernissima venuta dopo, ma la cosa più importante erano gli strumenti: cioè la chitarra e l'amplificatore. Considerato anche quest’ultimo un vero e proprio strumento al pari della chitarra. Poi c'erano tremoli e riverberi valvolari, gli echo e più o meno stop: mani, orecchie, cuore e capoccia. Non ho avuto modo di provare tutte le sole Fender del personaggio – veramente tante – ma solo alcune. In particolare la '59 di Marvin col suo AC30 abbinato, un prototipo '54 in cedro libanese, una '62 e una '65 col transition logo. Sfatiamo qualche mito: mica vero che tutte le pre-CBS suonano incredibilmente superlative. Alcune suonano proprio da schifo come molte attuali Custom Shop. Infatti il personaggio mi disse che dovette scartarne diverse durante la sua ricerca, pure se in particolari custom color e storicamente rilevanti ai fini della sua collezione. Questo per dire che molti strumenti odierni, anche di fascia medio-bassa, suonano proprio bene e spesso meglio di quelli vintage originali. Anche qui contano solo le orecchie e le mani. Tornando alle chitarre del tipo. La '59 è davvero impressionante. Mai sentito nulla di paragonabile sino a quel momento. Sembra un pianoforte. Armonici “lunghi e profondi” a non finire. Prima di essere un'elettrica è una “solid body acustica”. Estremamente risonante e potente già da spenta. Trasmette la vibrazione dal body direttamente allo stomaco in maniera molto consistente e avvertibile. Costruita all'epoca su specifiche dello stesso Marvin nel suo tipico custom color, ha un manichino sottile con tastiera in palissandro e tasti jumbo. Il ponte è ovviamente tenuto flottante. Pick up anche quelli su specifiche delle stesso Marvin di cui non ricordo con esattezza le caratteristiche tecniche per cui non mi avventuro, diciamo che potete farvi un'idea studiando le caratteristiche dei suoi Kinman signature. Nessuna particolare finitura speciale o magico switch nascosto. Corde grosse. Non ricordo esattamente nemmeno la scalatura ma direi simile a una muta 0.11/049, a me peraltro ben nota e confacente. Action piuttosto alta con assetto generale pressoché perfetto. Sostanzialmente una chitarra sugli standard dell'epoca con qualche adattamento alle esigenze del playing di Marvin. Ma qui bisogna subito introdurre l'altra metà di quel suono al netto della mani di Marvin: l'AC30 e il Binson. Pur non essendo per nulla un fanatico della musica di Marvin – sono un ignorantone e vado di rock blues alla carbonara – l'emozione di accendere un AC30 dell'epoca con tanto di logo (ingiallito) verniciato sopra “The Shadows” è stata grandissima: se non altro per la Storia. Marvin è stato uno dei primi, se non il primo, a portare “davanti” la chitarra elettrica secondo la concezione moderna. Il suono se volete ve lo potete sentire nelle registrazioni originali dell'epoca, ampiamente rintracciabili in rete. Mentre il set up che vedrete in foto e video dell'epoca è proprio quello, non simile ma quello, che ho avuto tra le mani. Bene, quell'AC30 non è ovviamente paragonabile a quelli odierni. Non dico meglio o peggio per non scatenare le solite pippologie espertologiche, dico diverso. Semplicemente perché è costruito diversamente. Con tecnologie e componenti dell'epoca. In ogni caso una gioia per le orecchie: una purezza, una dinamica, un timbro semplicemente stellari. Mai sentiti per me dal vivo sino ad allora. Infatti successivamente ho cominciato a fare molta più attenzione a quanto ascoltavo, avendo avuto la possibilità di aumentare di molto le mie conoscenze. Comunque sia, ho chiesto al legittimo proprietario di tanta bellezza di settarmi il tutto in stile Shadows per la prova. Orca boia! Che suono. Puro Paradiso per me. Eppure niente a che vedere col suono di Marvin. Semplicemente perché suonavo io. Dunque ci ho grattugiato sopra la mia ignoranza: non volevo andar più via. Restituito il set up con le stesse regolazioni al legittimo proprietario, dal suo playing usciva invece esattamente il suono di Marvin. Perché è la sua musica e se l'è studiata, introiettata e provata tutta la vita. Parte terza: la prototipo '54 in cedro libanese. Mi permette di fare una semplice considerazione sui body in più pezzi. Oggi le Fender di “qualità” hanno tutte il body in due pezzi giuntato al centro. Alcune custom shop “master built” dai prezzi improponibili hanno il body in pezzo unico mi pare. Dalle american standard comprese in giù (ma a volte anche in su) son quasi tutte col body in tre pezzi. Quindi una schifezza? Proprio per niente. Anzi, in linea teorica è quasi meglio il body in tre pezzi con il blocco centrale unico – a cui è avvitato il manico – con le due spalle poi giuntate. Sempre in linea teorica il blocco centrale dovrebbe garantire un pelo di sustain in più con conseguente miglioramento della risonanza generale dello strumento. Non mi avventuro oltre per non dire altre sciocchezze... Le Fender pre CBS dal '51 al '65 avevano in genere il body in un pezzo unico. Ma non sempre. Anche qui in linea teorica sarebbe la soluzione migliore in termini di risonanza. La ragione principale sta nella reperibilità e nella stagionatura di legni di qualità. All'epoca non c'erano tutte le restrizioni ecologiche che ci sono adesso in termini normativi. Specialmente su legni particolarmente rari e costosi. Ed è anche la ragione principale per cui le produzioni su larga scala odierne di qualità hanno minimo il body in due pezzi. Al tempo il legno costava quindi molto meno in proporzione ad oggi. E ce n'era una disponibilità molto maggiore. Sia in termini di quantità che di qualità La '54. Solitamente per le chitarre dell'epoca col body in due pezzi, si preferiva giuntare sulla spalla superiore e non al centro. Per le ragioni indicate più sopra. Mollata la '59 di Marvin, la chitarra che mi fu assegnata per il “gig” dal tipo era appunto questa prototipo '54 in cedro libanese – ma ho provato anche la '62 e la '65 – per le nostre grattate. L'amp assegnatomi per lei era un Twin Reverb. Non ricordo di che anno; sicuramente un anno buono. Vietatissimo l'uso di qualsivoglia pedalino. Tastiera in acero. Tasti vintage piccolini. Muta 010. Un “V neck” cicciottello da urlo. Body ovviamente verniciato nitro con venature a vista e al tatto in un bel sunburst a due toni dall'aspetto scuretto tipo tobacco. In ottime condizioni. Perfettamente assettata. Questa chitarra, mi è stato detto, e non ho avuto motivi per dubitare conoscendo il personaggio, a proposito, vi ho detto delle Gibson? E delle Les Paul di Les Paul? Vabbè, torniamo alla '54 che era appunto una prova, un prototipo, di Leo Fender per un'edizione in cedro libanese derivante da una partita di legni su cui aveva messo le mani. Questo ci fa capire che all'epoca i legni avevano la loro bella importanza anzichenò. Dimenticavo, da un punto di vista della liuteria, direi che il livello di finitura delle chitarre d'epoca è paragonabile a quello delle odierne Custom Shop. Che a parte le costosissime “master built” sono anche quelle di produzione industriale. Diciamo che le Custom Shop di oggi possono equivalere alle standard dell'epoca in termini di cura e qualità costruttiva. In più dovrebbero essere usati dei legni di maggiore qualità e più selezionati ma ovviamente non paragonabili a quelli dell'epoca. I pick up sono i classicissimi '54 d'epoca. Con ancora un ottimo livello di output e un magnifico colore nonostante l'età. Più che pick up direi dei veri e propri cantanti. Il suono? Porca paiella ladra impestata! Stesso ragionamento sulla risonanza e trasmissione della vibrazione allo stomaco fatto per la '59 di Marvin. Solo che in questo caso i pick up hanno proprio quel suonino sentito in molti dei miei dischi preferiti. Dolce e delicato ma pieno e nel contempo friccicoso, ricco e dinamico. Non troppo aggressivo eppure cattivello insieme. Insomma, una '54. Zio bello che bassi! Pieni e profondi. Infiniti ma non invadenti, leggermente sotto. Medi a volontà ma per nulla nasali o inscatolati fastidiosi. Ma invece aperti e dinamici. Cantati appunto. La gamma alta? Che ve lo dico a fare. Selettore rigorosamente a tre posizioni. Purtroppo il personaggio non ha voluto saperne di regalarmela. Sarà stato il Twin d’epoca, potreste obiettare molto correttamente voi: no, era proprio la chitarra. Semplicemente perché mi ero portato dietro il mio "catrame" Custom Shop che possedevo allora. Era una stupenda time machine '60 relic bianca con tastiera in palissandro e manico bird eye, uscita nei ‘90 dal custom shop di John page, e che avevo portato proprio, chiedendo il permesso in occasione di un’altra grattata, per fare dei confronti con le originali. L'ho suonata sia nel AC30 che nel Twin. No bella eh, bei suoni e tutto. Finitura stupenda. Ma dopo i confronti rischiavo di farci legna da camino e l'ho venduta subito. Buona Befana allora.
  4. 14 points
  5. 12 points
    Disbrigo la presentatio, mica che poi mi becco il cazziatone al primo post. Siccome da un bel pezzo frequento questo forum in sola lettura, mi son detto: vabé allora mi iscrivo, così magari posso sficcanasare anche la sezione "amp" che mi interessa pure lei. Le cose che mi garbano di Radiochitarra sono essenzialmente quattro: 1. " Qui non ci sono Regolamenti, se non quelli stabiliti dalla Carta Costituzionale della Repubblica italiana ." 2. L'ironia di fondo; già non reggo quelli che si prendono troppo sul serio nella realtà reale, figurarsi nella realtà virtuale di un forum per chitarristi. 3. La passione e la competenza tecnica che ho trovato qui in giro, che poi è il motivo principale. 4. Al momento non c'ho 'na lira, ma confido in un luminoso futuro che mi consenta di accattare il meglio del master built super boutique molto ma molto nos con il mojo dentro, pure se il Lex è molto più comodo e pratico di un Leslie 147. ps. C'ho anche un po' quella sfiga là del blues e delle strato. Vi informo subito che mi piacciono Hendrix, Srv, Clapton, Richards e dintorni di sopra e di sotto (solita sbobba insomma), mi piace il rockettone anche hard alla AC/DC - si è vero i loro pezzi sembran tutti uguali e mi piacciono per quello - mentre il metal anche no, ma se a uno gli piace quello io non ho problemi; mi piacciono pure i fighetta jazzosi alla Robben Ford e pure tutti quelli prima mica scherzaveno, tipo Django o Christian e svariati altri. Bravo anche Gilmour per carità. A suonare sono un cane morto però lo shuffle ce l'ho. Pentatonico incrociato con maggiorate e minorate, più quelle note lì buttate dentro un po' ad minchiam che quando ci stanno sto contento. Non mi risulta di avere l'anima bucata. Insomma, sono uno di quelli che un pezzo tipo quello sotto se lo ascolta proprio dall'inizio alla fine:
  6. 11 points
    C'avessi i sordi andrei aggiro a 300 su una Zonda suonando una Les Paul del 1959 e bevendo Chateau Latour da un uovo Fabergè, alla faccia vostra pezzenti
  7. 11 points
    Dunque, io penso questa cosa: a me piace la fica più del culo, a romoletto piace il culo più della fica. Romoletto ha provato sia in studio che live, ma anche in camera in macchina nel campo e forse anche in qualche cantina, diverse morfologie di culi, in direct o con filtro, in dry e in wet, e io sicuramente non ho questa esperienza. Ora, c'è bisogno che ogni volta che se ne parla lui mi elenchi natura, modi ed esiti di ogni culo che ha sbriciolato con quel capitello greco-romano di minchia che si ritrova, e che mi debba voler convincere che anche io devo convertirmi a brown-town, o semplicemente io posso dire che comunque mi piace più la fica e avere ragione? Riflettiamoci.
  8. 11 points
    "if the ship will reach the solar system if the ship will reach the storm that's only mean i'm falling down"
  9. 11 points
    ❤ Siamo riusciti a raccogliere adesioni e teoricamente fondi per un od mai esistito in tre pagine. Pensate cos'ha potuto fare la religione in 2000 anni.
  10. 10 points
    E sopratutto, ha dato giù le penne a Katy Perry, Taylor Swift e Jennifer Aniston. Massima stima e rispetto.
  11. 10 points
    Su, un post RADIOWAVE. MERIS promette molto bene, è la compagnia costituita dall' ex fondatore di strymon Terry Burton, da un importante ex designer\programmatore line6, Angelo Mazzocco, e Jinna Kim, creative designer (nonché fidanzata di Terry per quelli di voi avvezzi a novella 3000). Fanno sistemi modulari, ma hanno lanciato 2 pedali per chitarra un paio di settimane fa. OTTOBIT Jr. e MERCURY7 Come dicevo nel mio gear, ho preso appena uscito in USA, per un colpo di fortuna, l'ottobit jr. Ora spero siano disponibili anche in Europa. Quindi posso parlare per esperienza di prima mano, solo di questo pedale. L'OTTOBIT Jr. è un bitcrusher. Già! Deludente, eh? Non proprio. Bits permette di tirare fuori dei distorti\fuzz ottimi per chitarra. Filter è un lowpass filter particolare (mi pare lo chiamino ladder lpf). E' un insieme di LPF e Resonance. Fighissimo. Sample rate, bhe, è un semplice sample rate. Sembra tutto, invece è un pedale dalle varie funzionalità. Ha uno STUTTER a 23 impostazioni che segue il taptempo. Tenendo premuto il tap lo stutter si freeza. Usando la funzione ALT diventa un sequencer a massimo 6 step, uno per manopola. Il sequencer può essere di PITCH, da -12 a +12 semitoni. Quindi diventa un arpeggiatore. Grazie allo skip o al mute su ogni step si possono fare sequence anche dispari. O simulare un ringmod o un tremolo (magari usando le 2 ottave la cosa si fa interessante) Ma può sequenziare il FILTER, creando suoni alla moog. Oppure il SAMPLERATE. Questa funzione sequencer è molto utile e bella, anche se ha solo 6 step. Si può poi velocizzare il tempo fino alla follia con la manopola SEQUENCER MULT, che ti fa arrivare a sonorità videogiochi arcade. La manopola centrale SEQUENCER inceve è una sorta di feedback del sequencer. imposta quanti giri fa il sequencer ad ogni pennata prima di fermarsi. La cosa fantastica di tutto questo è che ogni funzionalità si può usare senza dover applicare per forza il bitcrushing. Molto figo. Inoltre ha un buffer molto buono a mio giudizio. Credo dalla fabbrica esca in truebypass mode. Il pedale d'espressione permette di fare un morphing tra due impostazioni diverse del pedale, sia esso un solo knob o tutti. Compresi i controlli secondari. EDIT - un paio di cose che vorrei fossero state implemetate: Sarebbe un pedale perfetto se potessero implementare un terzo livello di funzioni ALT, magari col tastino di destra. Se avesse un controllo di MIX, si potrebbe miscelare il suono dry con quello ultra distrutto per avere maggiore definizione a settaggi estremi. Sempre grazie al mix, usando 1 solo step in octave UP o Down, sarebbe un octaver a-la octron niente male. Servirebbe un controllo volume, infatti il filter per il suo modo di cambiare sia q, q-gain e resonace, in alcuni settaggi alza il volume generale dell'effetto. Entrambi questi problemi però sono aggirabili con un mixerino di linea credo. Abbiate la pazienza di guardare tutto questo video, perché le funzionalità sono tantissime. Altro pedale fantastico è il loro reverb, il mercury7. Un suono particolarissimo, con decay lunghissimi e texture scifi. Da bravi paraculi, ma anche a ragione,il mercury7 è ispirato ai suoni della soundtrack di Bladerunner (director's cut, mi raccomando) Infatti oltre ai 2 engine ultraplate e cathedra che offrono reverb giganteschi, si ha una bellissima modulazione, un vibrato pre-reverb, hi e lo dampening. Molto interessante il pitchvector che offre Octave down, slight pitch up, slight pitch down, 5th up, or octave up. Anche qui una miriade di controlli secondari su ogni knob. Ciliegina sulla torta, la funzione secondaria sul knob pitchvector comanda l'attacco\swell del suono, a-la boss slowgear. Spero di prenderlo presto, perché finalmente pare si stia uscendo dalla stasi strymon. Questa demo, anche se semplice e con tastiera, rende molto bene la spazialità e ricchezza del reverb. Di seguito poi la demo del designer Angelo M. che non è niente male.
  12. 10 points
    è una sfida impegnativa....vogliono fare come la gibson con le true historic, vale a dire avvicinarsi il più possibile alle specifiche dei modelli originali, quindi nel caso della EKO cercavano un consulente per essere certi che la nuova produzione facesse cagare esattamente come le originali anni 60-70...la prima mossa strategica è stata di produrne almeno 100.000 all'anno, indipendentemente dalla richiesta.... - "quante ne facciamo?" - "quante ce ne chiedono?" - "boh non ho idea" - "allora centomila" - "centomila?????? ma sei sicuro?" - "è l'unico modo per essere sicuri che la qualità sia merdosa come le originali...se ne facciamo pochi pezzi potrebbero saltarne fuori di buone. Se ne produciamo 100.000 in un anno saranno per forza fatte col culo" - "sei davvero il numero uno, cazzo"
  13. 9 points
    Joel Korte è un costruttore che stimo molto, una bellissima storia alle spalle e uno dei pochi che fa pedali interessanti ultimamente. Dopo un primo trauma iniziale sto adorando i chase bliss, pedali veramente innovativi a mio modo di vedere. A sorpresa si butta nella mischia del gayn al NAMM e presenterà questo BROTHERS. Per me sarà l'unico pedale di gain interessante dopo molto molto tempo. Brothers™ --- 100% Analog Signal Path --- Six independent Effects via Two Independent Channels (A & B ) --- Stack A into B, Stack B into A, or Mix Channels in Parallel --- Save-able Presets (2 on board, 6 via “faves” switch, 122 via midi) --- 33 Different Routing Options, All Save-able with Knob Positions --- Channel A features JFET based Boost, OD, Fuzz (Designed in collaboration with Resonant Electronic Design™) --- Channel B features IC based Boost, OD, Fuzz (Designed by Chase Bliss Audio™) --- High Headroom, Super Clean Tonestack for Each Channel --- All Parameters Controllable by Expression / CV --- True Bypass or Buffered Bypass selectable by Dip Switch --- Momentary Engage / Kill Mode for Both Channels --- $349 – Release date March 20th --- Pre-order date February 20th Ecco un piccolo documentario sulla nascita della collaborazione tra chase bliss audio e resonant. verso la fine intorno a 6:10 si sente qualcosina.
  14. 9 points
    My opinion john Mayer quando suona spacca il culo. X me è bravissimo ed ha un controllo di dinamica pazzesco. Quando suona e canta pure e... non direi sia scontato Ha fatto qualcosa di ruffiano? Si è necessariamente negativo? X me no è un bel ragazzo? Si ha l'addominale? Yes Crea invidia al maschio alpha con velleità chitarristiche? Ovvio per me è uno bravo bravo
  15. 9 points
    Che poi comunque puoi prendere il pedale trasparente, quello con le medie che girano o anche quello con la verniciatura in tinta col portachiavi del motorino. L'importante è che alle serate ti ubriachi come un minatore, fai mezzo concerto col wah lasciato acceso involontariamente e guardi culi.
  16. 9 points
    Perdoname madre por mi vida loca...
  17. 9 points
    "non mi fermerete mai...mwuah ah ah mwuahah"
  18. 9 points
    Chiedo scusa, ma dall'alto del mio scranno ogni tanto l'ovvio mi sfugge, e la cosa mi costringe a chiedere aiuto alla plebaglia borghese/creazionista/trumpiana di RC. Problema: ho un problema (totale problemi: 2)*. Ho acquistato un praticissimo Sony VR, ma non riesco a collegarlo al Kemper. Giuro che ho comprato tutti e 25 i FASCIcoli di Lino, in cui spiega per filo e per segno come usare al meglio i controlli del Nintendo Wii per panpottare i Delay, che, mannaggia! non sapete quanto spazio ho in casa da quando ho buttato via tutti gli Strymon e i Memory Lane. Grazie a Lui ho anche capito come far leggere al Kemper i Blue Ray masterizzati, ma di queli buoni, ne', che quello se gli dai un Kubrick minore tipo Barry Levinson si incazza moltissimo e ti formatta i profili che Colombo ha usato in Occidentali's Karma. Però, ecco, il VR proprio non riesco a collegarlo. Ieri sera ho provato un paio d'ore vari collegamenti, perchè il Kempy è complesso e 6 mesi di prove potrebbero non bastare (per dire; lo provavo con 2 casse da 1200 euro cadauna, quindi con un forte sconto perchè una era caduta, ma poi ho scoperto che esistevano casse da 1226 euro che avrebbero rivoluzionato la mia esperienza, che stolto), ma poi nulla. Mi è toccato quindi fare del sesso anale per sei ore di fila, e dato che lei è molto più giovine di me non è che la cosa mi entusiasmi molto. Sì, ok, le prime 5 ore e mezza tutto liscio, ma poi il rossore inizia a farsi importante. L'andrologo mi ha anche detto che forse dovrei smettere di masturbarmi 15 volte prima di fare sesso, ma è più forte di me; con tutti questi documentari sul nazismo, come resistere a tutte quelle immagini di ebrei defunti nelle fosse comuni in posizioni osè? Slurp! *metaproblemi
  19. 9 points
  20. 9 points
    Confermo tutto sui cavi di alimentazione. A Mammà ho fatto cambiare il cavo del ferro da stiro, le mie camicine non sono mai venute mejo!
  21. 9 points
    Buon lunedì a tutti Ieri, complice il caldo, la serata di sabato (che mi ha ricordato che non ho più 20 anni... ma neanche 30 ), una piuttosto pallosa finale di Wimbledon (della serie "che fine ha fatto la volee on the grass?"), mi sono deciso a sacrificare un po' di mute di corde sull'altare della sperimentazione:volevo toccare con mano le differenze tra montaggio standard (con tailpiece alto o a battuta) e top-wrap sulle Les Paul, non tanto - o non solo - dal punto di vista della suonabilità, quanto da quello dell'influenza del montaggio sul suono. La differenza sul feeling che danno i due tipi di montaggio la conoscevo bene, avendolo usato spesso in passato, e penso sia nota a tutti, ma un riepilogo potrebbe essere utile. Detta in due parole: - montaggio standard, con tailpiece il più basso possibile = maggior pressione sulle sellette delle corde, quindi corde più rigide, vibrazione più regolare (meno frustamenti), bending più duri; nella foto qui sotto si può anche notare come la forte pressione delle corde abbia provocato il collasso del ponte, che ha iniziato a curvarsi verso il basso al centro (questo è male, perché una volta collassato il ponte non rispetta più il radius della tastiera), e vi assicuro che me ne capitano veramente tante di LP con questo problema, spesso anche molto più accentuato. - montaggio wrap = tutto il contrario, quindi corde più morbide, soprattutto sui bending, e un feeling più loosy sulla plettrata. Come via di mezzo, con il montaggio standard, grazie alla regolazione in altezza del tailpiece, sia ha la possibilità di sperimentare con l'angolo tra ponte e tailpiece stesso: riguardo a questo, in particolare, avevo sempre saputo che la miglior regolazione in altezza del tailpiece, una volta trovata l'action ideale con il ponte, fosse quella che consente a tutte le corde di non avere ostacoli tra il tailpiece e la selletta, evitando quindi il contatto indesiderato tra la corda e il bordo del ponte nel suo tragitto verso il tailpiece... il che molte volte, però, costringe ad alzare il tailpiece di parecchio, specialmente con il Nashville che è più largo dell'ABR-1. Più di recente ho scoperto che altri liutai, anche molto stimati come Dan Erlewine, danno come indicazione che l'angolo ideale che la corda deve fare tra selletta e tailpiece sia invece lo stesso che fanno le corde al capotasto, nel loro viaggio verso le meccaniche... quindi tailpiece piuttosto alto, come si può vedere in foto. Il discorso ovviamente è a grandi linee, visto che gli angoli in gioco dipendono da vari fattori, non costanti tra tutta la produzione dagli anni '50 ad oggi: l'angolo di innesto del manico, il carving del top, l'assestamento del manico all'uscita dal corpo tra il quindicesimo e il diciassettesimo tasto, dopo alcuni anni sotto tensione... guardate ad esempio quanto è già basso l'ABR-1 su questa (su molte burst originali è così, per via dell'angolo di innesto e dell'assestamento del manico). Ma veniamo allo scopo degli esperimenti. Il montaggio top-wrap, o top-wrapping, o wraparound, mutuato dalle prime Les Paul senza ABR-1, porta all'estremo il concetto di "alzare il tailpiece" e, a detta di alcuni, permettendo di abbassare del tutto il tailpiece stesso, consentirebbe anche una miglior trasmissione delle vibrazioni al corpo della chitarra, migliorandone il sustain e la risonanza. Inoltre, poiché con il wraparound la corda è fisicamente più lunga, anche la morbidezza sui bending (e non la tensione, che da un punto di vista fisico NON cambia, se l'intonazione è la stessa) diventa maggiore rispetto ad alzare semplicemente il tailpiece. Detto che a me il feeling dell'angolo meno pronunciato piace assai perché ci suono più comodo (per fare un esempio spicciolo, se monti delle 011 è come avere delle 010 a livello di facilità nel suonare), volevo capire quanto effettivamente i vari tipi di montaggio influissero sul suono, facendo delle prove il più possibile ravvicinate, e i risultati sono stati... "strani"! In generale, il suono cambia, e cambia molto! Più angolo c'è sulla selletta, più il suono acquista velocità nell'attacco, definizione e brillantezza; per contro, minore è l'angolazione, più il suono risulta arioso sui bassi, morbido sull'attacco e più ricco sulle medie. E questo si può verificare semplicemente anche solo alzando molto il tailpiece. Ma oltre a questo, a parità di angolo (misurata per pignoleria ) c'è anche una bella differenza tra il semplice alzare il tailpiece e il wraparound con il tailpiece a battuta: sicuramente il sustain è migliore nel secondo, e anche il suono ha decisamente più bassi, o almeno sono bassi più belli e caldi, non gommosi come col tailpiece alto. Va inoltre considerato che, vista la facilità MOLTO maggiore che si ha suonando col wrap, si possono montare corde più grosse senza per questo dover affaticare la mano e senza pericolo che il ponte collassi, con tutti i vantaggi connessi alla scalatura più robusta... io non l'ho ancora fatto sulle mie, ma l'ho fatto sulla chitarra di un amico oggetto della prova di ieri, e devo dire che la cosa mi stuzzica non poco. E arriviamo alla fatidica domanda: "Quindi... meglio o peggio?" Risposta: "Boh?" :sorrisone: La verità è che la risposta migliore sarebbe: "Dipende..." Dipende dalla chitarra, per essere precisi. Ieri infatti ne avevo quattro a disposizione: due mie (Nicky e la Burst Build) e due di amici a cui dovevo fare alcuni lavori con pups ed elettroniche varie (una Standard del 2001 e una R8 del 2014), e su tutte ho fatto le stesse prove. Il risultato è che su due di esse ho preferito decisamente il top-wrap, che le ha arricchite in modo piacevole sulle basse e ne ha aumentato l'ariosità: sono la R8 2014 e la Burst Build, che col wraparound sono diventate proprio due chitarre diverse, migliori sotto ogni punto di vista, sia come suonabilità, sia come suono, e questo non solo attaccate a un ampli, ma anche da spente "in acustico"... la differenza è così evidente che se n'è accorta anche mia moglie, tanto per capirci La Standard del 2001, invece, col wrap diventava un po' troppo "molle": in questo caso ho preferito alzare il tailpiece di circa 4 mm, quel tanto che basta a non far toccare i due MI sull'angolo del ponte ed evitare che la pressione delle corde pieghi ulteriormente il povero Nashville già un pochino collassato; e comunque in questo modo ha un suono più equilibrato e un attacco meno dentale rispetto a prima, quando aveva il tailpiece a battuta sul corpo. Nicky è quella che mi ha messo più in difficoltà: suona talmente bene in entrambi i modi (pur con delle differenze in linea con quanto detto sopra), ed è talmente comoda da suonare, anche col montaggio standard e il tailpiece a battuta, che non so ancora come finirà... Qualche conclusione Ovviamente di conclusioni non si può parlare, o al massimo, se proprio devo trovarne una, è che OGNI CHITARRA FA STORIA A SE'. Però l'esperimento è stato comunque molto utile, perché pur nelle differenze tra gli strumenti, il comportamento dei vari tipi di montaggio rimane simile: ognuno può accentuare o limare certe caratteristiche intrinseche dello strumento, quindi ad esempio una LP piuttosto bright e con molto attacco beneficerà senza dubbio del top-wrapping, mentre per una tendenzialmente scura e con poco attacco meglio il montaggio standard e il maggior angolo possibile al ponte. Il tutto, sempre e ovviamente, va poi sottoposto al gusto personale: alle differenze sonore, infatti, corrisponde una differenza anche maggiore nella suonabilità, ed è proprio questa che può fare la differenza più importante al fine della scelta, essendo la caratteristica più personale. Questo messaggio è stato promosso ad articolo
  22. 9 points
    Adesso è di nuovo un eroe. Sto tenendo un grafico.
  23. 9 points
    Ci sarebbe una quarta cosa che mi ferma dall'acquisto, un piccolo dettaglio che forse ancora nessuno ha notato ma io che sono un buon osservatore l'ho intuito subito senza alcun dubbio. - é un chorus.
  24. 9 points
    Allora. Ci sono pedali che proprio non escono, non è solo questione di uso. Poi chiaro, in trio è facile, ma secondo me bisognerebbe considerare almeno un gruppo con dei synth per fare un discorso un po'ampio. Altrimenti non ha senso. La mia situazione più terrificante è stata una piccola turnè nei teatri, con 2 synth, basi preregistrate e quartetto d'orchestra. Già i synth sono carogne, ma vi assicuro che appena il quartetto d'archi attaccava le chitarre sparivano. Adesso arriverà il metallaro che dirà "arza 'sto cazzo de volume", ma i fonici capaci bisogna anche ascoltarli. Alzare il volume non serve a nulla, perchè così pialli quelli delle prime file e quelli da metà in poi non sentono un cazzo lo stesso, oltre che compromettere la simmetria uditiva del mix. In quel caso via tutti i muff, boostati, corretti allla grappa o altro. Via i distorsori (ridicoli i wampler, sono i primi a sparire). Giù il gain di brutto; è una questione fisica, non radical shick. Oltre l'onda quadra non c'è nulla, se non uno scorreggino piccolo piccolo. Ha funzionato il solito scassatissino ts9 boostato da un fiacchissimo od3. Sembra incredibile, ma con tutti i pedali milionari che avevo all'epeca, solo con questa combinazione ero perfettamente udibile a volumi equilibrati senza fare il pastone sonoro. Per cose più spinte, mi ha aiutato tantissimo un sobbatt DB2. Tutto il resto in panchina. Ciò mi ha spinto a considerare la ricerca del suono UTILE, più che quello bello in assoluto. Se poi uno li ha entrambi... Ma sono convintissimo che i costruttori ragionino perlopiù a quanti di clientela casalinga, pochi in ottica live. Il perchè è ovvio; le frequenze che escono sono le medie, le alte tagliano le orecchie e le basse impastano. Ma un suono così, stand alone, è percepito come oggetivamente bruttarello, smussato e privo di vita; poco definito. Ci sono tantissimi pedali che sembrano eccezionali appena provati perchè appositamente fatti per farti dire "stocazzo", ma poi in gruppo sono inutili. Come i wampler citati (gli higain), l'emma; gli hermida. Il bogner red è inutile dal vivo, l'ho sostituito con l'uberschall che ha meno gain ma più medie "giuste". Adesso non suono più in situazioni così complesse, e ho quasi rinunciato totalmente all'higain; ho imparato a fare qello che facevo prima in chrunch, ed è tutto più gestibile. I vemuram mi permettono di uscire sempre e ovunque, e (giuro) ho la fila di gente che si complimenta per il suono enorme. Altro discorso i suoni molto effettati, ma non ho più voglia di scrivere.
  25. 8 points
    Mah...sarà bravo come strimpellatore...ma è inaffidabile....non commissionategli mai un clone di Jan Ray....
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