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  1. ECCOLO IL REGALO DI NATALE IN EXTREMIS!!!! Il famoso video di Don Bread menzionato da Cash!!! Recuperato dagli archivi del web in tutto il suo splendore!!!! Buona visione e buon ascolto !!!!
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  2. Intro. Ecco un “postino” per chi avesse voglia di leggere, l’avevo già pubblicato su un altro forum ma lo schiaffo pure qua, se vi desse noia lo piallate e mi bannate a vita, concernente una delle collezioni Fender (ma anche Gibson e altra robetta) più importanti e complete del globo terracqueo, che, vedi un po’, è in Italia. Nelle mani di un privato. Caso mai qualcuno, leggendo più avanti, capisse di chi si tratta, lo prego vivamente di NON fare il nome del personaggio in questione per ovvi motivi. Siamo comunque su un forum pubblico e la privacy è anche un obbligo di Legge. Conobbi questo personaggio per puro caso al matrimonio di un mio caro amico squattrinato come me, che ebbe la brillantissima idea di sposarne la figlia. Una vera ingiustizia insomma, visto che il mio amico non suona e delle chitarre non gliene può fregar di meno. Com'è, come non è, finisco a parlare di chitarre col personaggio in questione. Il quale è stato anche musicista per davvero nei Sixties. Molto appassionato, nonché amico personale, di questo signore qui con la Strato rossa e gli occhiali: E infatti mi invita nel suo vero e proprio museo, di fianco allo studio di registrazione che ha in “casa” per giocare. Bene, buttata lì su una poltrona c'è una Strato '59 di fianco ad un AC30 col suo bel Binson appoggiato sopra. Ingenuamente gli dico: “Capperi! Sembra il setup di Hank Marvin...” E lui ridendo: “No, è il setup di Hank Marvin. Quello con cui è stata registrata Apache in pratica.” Non ho saputo trattenermi ed ho esclamato: “'Ma porka paiella impestata di your sister!” A momenti collasso: tutte le Gibson storiche possibili e immaginabili, senza contare le Gretsch. Ma essendo io prevalentemente un fenderista, mi fiondo diretto verso una “Broadcaster” in condizioni eccellenti nonostante l'età che ha subito di fianco una “Nocaster”, fino alla “Telecaster”. Ci sono proprio tutte. Dal '51 al '65. Punto. Mentre tentavo di riprendermi coi sali, girato l'angolo, le Strato. Tutte: dal '54 al '65. Compreso un prototipo in cedro libanese col body in due pezzi giuntato sulla spalla superiore. Vi risparmio le acustiche e gli ampli... Ma la cosa più sorprendente in assoluto, visto che lo avevo appena conosciuto, è che mi ha offerto di farci una grattata insieme. Così, mentre lui porta in giardino con adeguato carrellino semovibile l'AC30 di cui sopra, io mi fiondo verso una Strato '62 Sunburst. Da sempre l'oggetto dei miei sogni bagnati. Ovviamente suoniamo Apache e io gli faccio da ritmico. Perché il tipo qui suona pure. E anche bene… Parte Seconda. Ma come sono queste chitarre leggendarie che arrivano a costare oggi quanto un appartamento? Prima di addentrarmi in considerazioni personali scaturite da impressioni altrettanto personali, vi avverto che non sono né un liutaio competente, né un buon musicista. Ma semplicemente un appassionato di certa musica, o meglio, di certi suoni, che si ottengono con certi strumenti ma proprio volendo, e io non voglio, pure con Fractal e Line 6. Siccome si tratta appunto solo di una passione tra le altre, mi piace, quando il tempo lo permette, approfondire un po' le cose con un approccio filologico. Quindi mi documento per avere almeno un'infarinatura di base che mi consenta un minimo di cognizione di causa. Prima della crisi e quando il portafoglio me lo consentiva, ho girato molte Strato negli anni, comprate e rivendute, fino a trovare i “miei” strumenti. Dalle Japan vintage alle Standard americane, dalle messicane alle Custom Shop americane. Il personaggio di cui sopra, ha raccolto i suoi strumenti nel corso di tutta la vita. Ben prima della nascita del Custom Shop Fender e della seguente mania relic, si dice, ispirata a John Page da Keith Richards degli Stones. Dunque, il personaggio, a suo tempo cercava strumenti originali dell'epoca certificati e garantiti direttamente negli Usa e nelle migliori condizioni possibili. Cercava fondamentalmente delle vere NOS. E tra la metà degli anni '70 e '80 ancora si poteva. Mica come molta roba che gira oggi spacciata per vintage sopraffino. Soprattutto se a prezzi allettanti. Comunque stellari. Il tanti casi sono pacchi. Quanti milioni di chitarre avrà mai potuto produrre Leo Fender dal '51 al '65? Comunque sia, nel vintage vero e proprio non esiste pedalanza. O meglio, qualcosa di rudimentale usavano anche, tipo i primi fuzz o wha, cioè roba modernissima venuta dopo, ma la cosa più importante erano gli strumenti: cioè la chitarra e l'amplificatore. Considerato anche quest’ultimo un vero e proprio strumento al pari della chitarra. Poi c'erano tremoli e riverberi valvolari, gli echo e più o meno stop: mani, orecchie, cuore e capoccia. Non ho avuto modo di provare tutte le sole Fender del personaggio – veramente tante – ma solo alcune. In particolare la '59 di Marvin col suo AC30 abbinato, un prototipo '54 in cedro libanese, una '62 e una '65 col transition logo. Sfatiamo qualche mito: mica vero che tutte le pre-CBS suonano incredibilmente superlative. Alcune suonano proprio da schifo come molte attuali Custom Shop. Infatti il personaggio mi disse che dovette scartarne diverse durante la sua ricerca, pure se in particolari custom color e storicamente rilevanti ai fini della sua collezione. Questo per dire che molti strumenti odierni, anche di fascia medio-bassa, suonano proprio bene e spesso meglio di quelli vintage originali. Anche qui contano solo le orecchie e le mani. Tornando alle chitarre del tipo. La '59 è davvero impressionante. Mai sentito nulla di paragonabile sino a quel momento. Sembra un pianoforte. Armonici “lunghi e profondi” a non finire. Prima di essere un'elettrica è una “solid body acustica”. Estremamente risonante e potente già da spenta. Trasmette la vibrazione dal body direttamente allo stomaco in maniera molto consistente e avvertibile. Costruita all'epoca su specifiche dello stesso Marvin nel suo tipico custom color, ha un manichino sottile con tastiera in palissandro e tasti jumbo. Il ponte è ovviamente tenuto flottante. Pick up anche quelli su specifiche delle stesso Marvin di cui non ricordo con esattezza le caratteristiche tecniche per cui non mi avventuro, diciamo che potete farvi un'idea studiando le caratteristiche dei suoi Kinman signature. Nessuna particolare finitura speciale o magico switch nascosto. Corde grosse. Non ricordo esattamente nemmeno la scalatura ma direi simile a una muta 0.11/049, a me peraltro ben nota e confacente. Action piuttosto alta con assetto generale pressoché perfetto. Sostanzialmente una chitarra sugli standard dell'epoca con qualche adattamento alle esigenze del playing di Marvin. Ma qui bisogna subito introdurre l'altra metà di quel suono al netto della mani di Marvin: l'AC30 e il Binson. Pur non essendo per nulla un fanatico della musica di Marvin – sono un ignorantone e vado di rock blues alla carbonara – l'emozione di accendere un AC30 dell'epoca con tanto di logo (ingiallito) verniciato sopra “The Shadows” è stata grandissima: se non altro per la Storia. Marvin è stato uno dei primi, se non il primo, a portare “davanti” la chitarra elettrica secondo la concezione moderna. Il suono se volete ve lo potete sentire nelle registrazioni originali dell'epoca, ampiamente rintracciabili in rete. Mentre il set up che vedrete in foto e video dell'epoca è proprio quello, non simile ma quello, che ho avuto tra le mani. Bene, quell'AC30 non è ovviamente paragonabile a quelli odierni. Non dico meglio o peggio per non scatenare le solite pippologie espertologiche, dico diverso. Semplicemente perché è costruito diversamente. Con tecnologie e componenti dell'epoca. In ogni caso una gioia per le orecchie: una purezza, una dinamica, un timbro semplicemente stellari. Mai sentiti per me dal vivo sino ad allora. Infatti successivamente ho cominciato a fare molta più attenzione a quanto ascoltavo, avendo avuto la possibilità di aumentare di molto le mie conoscenze. Comunque sia, ho chiesto al legittimo proprietario di tanta bellezza di settarmi il tutto in stile Shadows per la prova. Orca boia! Che suono. Puro Paradiso per me. Eppure niente a che vedere col suono di Marvin. Semplicemente perché suonavo io. Dunque ci ho grattugiato sopra la mia ignoranza: non volevo andar più via. Restituito il set up con le stesse regolazioni al legittimo proprietario, dal suo playing usciva invece esattamente il suono di Marvin. Perché è la sua musica e se l'è studiata, introiettata e provata tutta la vita. Parte terza: la prototipo '54 in cedro libanese. Mi permette di fare una semplice considerazione sui body in più pezzi. Oggi le Fender di “qualità” hanno tutte il body in due pezzi giuntato al centro. Alcune custom shop “master built” dai prezzi improponibili hanno il body in pezzo unico mi pare. Dalle american standard comprese in giù (ma a volte anche in su) son quasi tutte col body in tre pezzi. Quindi una schifezza? Proprio per niente. Anzi, in linea teorica è quasi meglio il body in tre pezzi con il blocco centrale unico – a cui è avvitato il manico – con le due spalle poi giuntate. Sempre in linea teorica il blocco centrale dovrebbe garantire un pelo di sustain in più con conseguente miglioramento della risonanza generale dello strumento. Non mi avventuro oltre per non dire altre sciocchezze... Le Fender pre CBS dal '51 al '65 avevano in genere il body in un pezzo unico. Ma non sempre. Anche qui in linea teorica sarebbe la soluzione migliore in termini di risonanza. La ragione principale sta nella reperibilità e nella stagionatura di legni di qualità. All'epoca non c'erano tutte le restrizioni ecologiche che ci sono adesso in termini normativi. Specialmente su legni particolarmente rari e costosi. Ed è anche la ragione principale per cui le produzioni su larga scala odierne di qualità hanno minimo il body in due pezzi. Al tempo il legno costava quindi molto meno in proporzione ad oggi. E ce n'era una disponibilità molto maggiore. Sia in termini di quantità che di qualità La '54. Solitamente per le chitarre dell'epoca col body in due pezzi, si preferiva giuntare sulla spalla superiore e non al centro. Per le ragioni indicate più sopra. Mollata la '59 di Marvin, la chitarra che mi fu assegnata per il “gig” dal tipo era appunto questa prototipo '54 in cedro libanese – ma ho provato anche la '62 e la '65 – per le nostre grattate. L'amp assegnatomi per lei era un Twin Reverb. Non ricordo di che anno; sicuramente un anno buono. Vietatissimo l'uso di qualsivoglia pedalino. Tastiera in acero. Tasti vintage piccolini. Muta 010. Un “V neck” cicciottello da urlo. Body ovviamente verniciato nitro con venature a vista e al tatto in un bel sunburst a due toni dall'aspetto scuretto tipo tobacco. In ottime condizioni. Perfettamente assettata. Questa chitarra, mi è stato detto, e non ho avuto motivi per dubitare conoscendo il personaggio, a proposito, vi ho detto delle Gibson? E delle Les Paul di Les Paul? Vabbè, torniamo alla '54 che era appunto una prova, un prototipo, di Leo Fender per un'edizione in cedro libanese derivante da una partita di legni su cui aveva messo le mani. Questo ci fa capire che all'epoca i legni avevano la loro bella importanza anzichenò. Dimenticavo, da un punto di vista della liuteria, direi che il livello di finitura delle chitarre d'epoca è paragonabile a quello delle odierne Custom Shop. Che a parte le costosissime “master built” sono anche quelle di produzione industriale. Diciamo che le Custom Shop di oggi possono equivalere alle standard dell'epoca in termini di cura e qualità costruttiva. In più dovrebbero essere usati dei legni di maggiore qualità e più selezionati ma ovviamente non paragonabili a quelli dell'epoca. I pick up sono i classicissimi '54 d'epoca. Con ancora un ottimo livello di output e un magnifico colore nonostante l'età. Più che pick up direi dei veri e propri cantanti. Il suono? Porca paiella ladra impestata! Stesso ragionamento sulla risonanza e trasmissione della vibrazione allo stomaco fatto per la '59 di Marvin. Solo che in questo caso i pick up hanno proprio quel suonino sentito in molti dei miei dischi preferiti. Dolce e delicato ma pieno e nel contempo friccicoso, ricco e dinamico. Non troppo aggressivo eppure cattivello insieme. Insomma, una '54. Zio bello che bassi! Pieni e profondi. Infiniti ma non invadenti, leggermente sotto. Medi a volontà ma per nulla nasali o inscatolati fastidiosi. Ma invece aperti e dinamici. Cantati appunto. La gamma alta? Che ve lo dico a fare. Selettore rigorosamente a tre posizioni. Purtroppo il personaggio non ha voluto saperne di regalarmela. Sarà stato il Twin d’epoca, potreste obiettare molto correttamente voi: no, era proprio la chitarra. Semplicemente perché mi ero portato dietro il mio "catrame" Custom Shop che possedevo allora. Era una stupenda time machine '60 relic bianca con tastiera in palissandro e manico bird eye, uscita nei ‘90 dal custom shop di John page, e che avevo portato proprio, chiedendo il permesso in occasione di un’altra grattata, per fare dei confronti con le originali. L'ho suonata sia nel AC30 che nel Twin. No bella eh, bei suoni e tutto. Finitura stupenda. Ma dopo i confronti rischiavo di farci legna da camino e l'ho venduta subito. Buona Befana allora.
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  3. Disbrigo la presentatio, mica che poi mi becco il cazziatone al primo post. Siccome da un bel pezzo frequento questo forum in sola lettura, mi son detto: vabé allora mi iscrivo, così magari posso sficcanasare anche la sezione "amp" che mi interessa pure lei. Le cose che mi garbano di Radiochitarra sono essenzialmente quattro: 1. " Qui non ci sono Regolamenti, se non quelli stabiliti dalla Carta Costituzionale della Repubblica italiana ." 2. L'ironia di fondo; già non reggo quelli che si prendono troppo sul serio nella realtà reale, figurarsi nella realtà virtuale di un forum per chitarristi. 3. La passione e la competenza tecnica che ho trovato qui in giro, che poi è il motivo principale. 4. Al momento non c'ho 'na lira, ma confido in un luminoso futuro che mi consenta di accattare il meglio del master built super boutique molto ma molto nos con il mojo dentro, pure se il Lex è molto più comodo e pratico di un Leslie 147. ps. C'ho anche un po' quella sfiga là del blues e delle strato. Vi informo subito che mi piacciono Hendrix, Srv, Clapton, Richards e dintorni di sopra e di sotto (solita sbobba insomma), mi piace il rockettone anche hard alla AC/DC - si è vero i loro pezzi sembran tutti uguali e mi piacciono per quello - mentre il metal anche no, ma se a uno gli piace quello io non ho problemi; mi piacciono pure i fighetta jazzosi alla Robben Ford e pure tutti quelli prima mica scherzaveno, tipo Django o Christian e svariati altri. Bravo anche Gilmour per carità. A suonare sono un cane morto però lo shuffle ce l'ho. Pentatonico incrociato con maggiorate e minorate, più quelle note lì buttate dentro un po' ad minchiam che quando ci stanno sto contento. Non mi risulta di avere l'anima bucata. Insomma, sono uno di quelli che un pezzo tipo quello sotto se lo ascolta proprio dall'inizio alla fine:
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  4. ❤ Siamo riusciti a raccogliere adesioni e teoricamente fondi per un od mai esistito in tre pagine. Pensate cos'ha potuto fare la religione in 2000 anni.
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  5. Joel Korte è un costruttore che stimo molto, una bellissima storia alle spalle e uno dei pochi che fa pedali interessanti ultimamente. Dopo un primo trauma iniziale sto adorando i chase bliss, pedali veramente innovativi a mio modo di vedere. A sorpresa si butta nella mischia del gayn al NAMM e presenterà questo BROTHERS. Per me sarà l'unico pedale di gain interessante dopo molto molto tempo. Brothers™ --- 100% Analog Signal Path --- Six independent Effects via Two Independent Channels (A & B ) --- Stack A into B, Stack B into A, or Mix Channels in Parallel --- Save-able Presets (2 on board, 6 via “faves” switch, 122 via midi) --- 33 Different Routing Options, All Save-able with Knob Positions --- Channel A features JFET based Boost, OD, Fuzz (Designed in collaboration with Resonant Electronic Design™) --- Channel B features IC based Boost, OD, Fuzz (Designed by Chase Bliss Audio™) --- High Headroom, Super Clean Tonestack for Each Channel --- All Parameters Controllable by Expression / CV --- True Bypass or Buffered Bypass selectable by Dip Switch --- Momentary Engage / Kill Mode for Both Channels --- $349 – Release date March 20th --- Pre-order date February 20th Ecco un piccolo documentario sulla nascita della collaborazione tra chase bliss audio e resonant. verso la fine intorno a 6:10 si sente qualcosina.
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  6. Visto che Nick e Lucio mi hanno ricordato un bellissimo Od che stupidamente ho venduto oramai molto tempo fa, ho pensato di farne una recensione. Posterò le foto appena le ritrovo. La storia nasce da un pazzo costruttore (Her Majesty Electronics) neozelandese che, ai tempi frequentatore del DAM forum, tirò fuori un overdrive in pochi esemplari che tutti gli allora utenti storici apprezzarono molto. Come succede spesso poi quei pochi esemplari sono andati alle stelle come prezzo, ma ultimamente uno l'ho visto, non ricordo dove, a circa 300 euro. Ma andiamo con ordine. Il pedale è a dire il vero bruttino, artigianale, (ma sempre meglio di un Giovanetti). Case giallo rettangolare di dubbio gusto. Due i knobs principali, volume e gain, che interagiscono molto bene tra loro, in modo molto amp-like. Il suono: si va dal light od al preamp al germanio, morbido e con una saturazione man mano efficace e, devo dire, bellissima. Lo switch dei diodi permette comunque di regolare aggressività e morbidezza, rendendola anche più aggressivo e ruvido all'occorrenza. Il tono (knob più piccolo) ha una corsa efficace. Ma la modalità che usavo di più del pedale è quella di light Od/boost/enhancer, che però alzando il gain non si comprime molto, resta dinamicissimo. Provato sia su hiwatt che marshall ai tempi. In the end, un overdrive che è trasparentissimo, naturale e rispettoso del suono della chitarra. Un incrocio tra Secret1, Klon e Grease Box, che diventa un Titan più morbido alzando il gain. Interagisce bene anche con altri Od. Ripeto, trasparentissimo, naturale, rispettoso di ampli e chitarra. Praticamente spento. P.s.: purtroppo è abbastanza introvabile, all'epoca andava a 299 + s.s., se non erro ne avrà fatti 7, o 10 al massimo.
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  7. NGD 2009 Gibson Custom 1958 Les Paul Jr. Double Cut VOS
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  8. Mentre leggevo ieri sera questo 3D, stavo guardando havana moon..che dire quei chitarristi sopra sono tutti dei fenomeni delle sei corde, ad esempio io adoro letteralmente trucks che trovo un passo avanti rispetto a tutti gli altri citati, songlines é un album che a livello compositivo ha da dire qualcosa, a differenza (tutto sempre e squisitamente imho) delle pressoché sterilissime composizioni dei suoi colleghi poi però arriva un vecchietto ultrasettantenne, barcollante, colla sua telecasterina tutta sgarruppatta , fa tre accordi e ti rendi conto cosa voglia dire veramente avere il dono della composizione e della musica in senso pieno, e gli altri se ne possono andare tutti a casa, che non ce n'é per nessuno
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  9. No non è un fenomeno. Anche perché in quel settore l'unico fenomeno è chi trova il verso di sdoganarsi dalla banalità agghiacciante di un genere che stagna da 50 anni praticamente. In questo senso il fenomeno è Bonamassa, eppure non per questo il più interessante o meritevole, non almeno per noi magari. Tuttavia Doyle è nel retro della scena da tantissimi anni e le sue collaborazioni parlano chiaro, il fatto che tu segua il panorama da anni e non ne abbia mai sentito parlare gioca a tuo demerito, non suo. Ciò nonostante concordo con te che sia un grande chitarrista ma non una pietra miliare del panorama chitarristico; ma non perché lo siano invece Sayce o altri, egualmente marginali a mio parere, ma solo perché è un panorama di per sé conservatore e quindi poco soggetto a sfornare fenomeni o capolavori vari.
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  10. piccolo sample senza pretese registrato oggi pomeriggio al volo.. LP > Pettygay Predrive (entrambi i canali accesi) > Boonar > Supermoon > Valvetrain 5W > ribbon mic auguri care
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  13. Hahaha dai è una barzelletta.....la menano sempre con sta storia delle specifiche sempre più fedeli alle originali....inclusa sta cazzo de colla e le plastichette impercettibilmente più corrette....e poi se ti vuoi comprare una '54.....la puoi avere solo col manico '59 !!! l'anno prossimo ci sarà il grande ritorno delle 54 56 57 58 60 con il PROFILO DEL MANICO STORICAMENTE CORRETTO !!!!
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  14. Doyle sborrava inside a scerilcro. L'altro era a comprare maglie con scollo a V fino all'ombelico come i ballerini di merengue. Importa parlare della musica per capire chi è meglio?
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  16. Attenzione attenzione... novità prenatalizia: trovato l'originale da clonare!!! Ho parlato con il proprietario al telefono ed è disponibile a portarmelo per il reverse engineering dopo Capodanno... nel frattempo gli ho chiesto foto, ha detto che appena ha tempo le fa, anche dell'interno. Stay tuned! P.S. E adesso me vado a magnà 6 quintali di cinghiale, in rispetto della vigilia
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  17. Ma perchè qui per la maggior parte si hanno idee del cazzo. Però questa è eccellente.
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  18. Magari non è funzionante ancora, a volte si fa in fiera per suscitare interesse... oppure un prototipo costruito in maniera artigianale, quindi ancora tutto da industrializzare... vedremo se ci saranno demo o no Sugli SMD... se un pedale suona bene, suona bene e mi interessa poco come è fatto... almeno finché non si rompe qualcosa, dopodiché se ci sono SMD e il pedale costa 400€ bestemmio in 8 lingue (se invece costa 50€ lo ricompro e via)
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  19. e perché? Valutala da un'altra direzione. I pedali Bogner sono degli overdrive che hanno alzato per sempre l'asticella della qualità. Il Bogner Blue sono due anni che cerco di sostituirlo, e invece non ci si riesce. Ha qualche SMD. Il Friedman BE-OD dai sample suona meglio di tanti amplificatori, continuo a non credere che davvero possa suonare così. E' in parte SMD. I Rockett nuovi mi sembrano spettacolari, li prenderei tutti a scatola chiusa. Sono SMD. Gli ultimi di Skreddy (Skreddy cazzo, al top in quanto a ricerca del risultato sonoro del singolo componente) sono in parte SMD. Ora anche Pettyjohn. ecc. ecc. ecc. Ormai la strada è tracciata. Se nessuno ti avesse detto nulla, li avresti continuati a comprare senza farti pippe.
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  21. di questa famosa città civile...che non ha mai avuto un cannone nel cortile e non può dirsi liberata; di questi idioti miserabili, che affollono stadi e quartieri, quartierini, quartieroni e quartieracci; di questo popolino di sanscemo, che ha tanto consenso, in provincia, in regione, in vaticano, nei comuni, dove la loro cattiva sorte colma ogni misura. ammazzatevi tutti. http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/01/12/news/anpi_naziskin-155901142/?ref=HREC1-3
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  22. Non sono una personalità con sbandamenti nazionalistici, quando suono suono quel che voglio e non l'inno nazionale e quindi la questione accidentale, rispetto alla qualità dell'oggetto, della provenienza mi tocca pochissimo. Ci sono in Italia artigiani bravi e preparati come da altre parti del mondo e suono le mie giapponesi o indonesiane così come le americane o le cinesi. Sono inoltre un sostenitore della liberazione dell'individuo dalla dipendenza dalla conoscenza altrui, quindi gli effetti nei limiti della mia capacità e comprensione, me li faccio da solo e quindi sì, sono italiani, li utilizzo con gioia. Suonano bene? per me sì. Ma suonano al livello dei massimi esponenti del mojo italico? per me sì. Diciamo che conta anche la mano di chi li fa suonare e io sono un musicista talmente bravo che faccio suonare qualunque Gibson o Fender CS come se fosse una Squier o una Epiphone. Per il resto ho una 2x12 Brunetti, una 2x12 FBT dell'epoca preistorica, un kit di Paolo Mazza messo insieme meglio che potevo, che ha trovato posto in un bel case fatto dal nostro amatissimo Roberto Ciubo. Ho due effetti della Alma Electronics (che ormai non esiste più, una cometa, più che una stella) che ho rubato a Fra e che sono in pedaliera (uno, in realtà, è sotto i ferri ma la prognosi è buona). Ho avuto sotto mano per un mesetto abbondante il Double Decker, che è un effetto costruito benissimo, frutto di un lavoro fatto seriamente e progettato benissimo (basta aprirlo per vedere la distanza siderale da altri effetti, basti vedere come hanno organizzato lo spazio nel case, roba da tanto di cappello) e che non è rimasto con me solo perché non era il mio suono ma per il resto era di livello altissimo. ps: che poi, scusate, ma i grandi scandali nel campo del chitarrismo sono, direi, americani e giapponesi (Vertex e Vemuram, per dire e per lo scalpore scatenato sulla rete), non direi che siamo i peggio
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  23. Io compro quello che mi piace....
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  24. Sinceramente non capisco se mi fa cagare,ma quasi quasi ne sono certo.
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  26. Si infatti non sputtaniamo l'unico post di valore degli ultimi ventordici mesi con la solita zuppa legni PU, tanto ormai è assodato che è la fiammatura del top a fare il suono
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  27. Annosa questione... molti produttori di pups sostengono questo, molti liutai il contrario... strano eh Ovviamente è un mix delle due cose: se si monta un single coil su una LP, la differenza col suono strato è enorme: legni, scala, hardware, costruzione... tutto diverso, e la differenza è evidentissima. Tra due chitarre simili, come nel caso di due strato, la differenza è molto minore, perché la costruzione, la scala e il tipo di hardware (ad esempio il ponte mobile) incidono molto. Infine i legni, che più che "suonare" agiscono in realtà per sottrazione: un blocco inerte di marmo con una corda fissata sopra darebbe sì il massimo sustain e la massima efficienza alla corda che vibra, ma con delle frequenze che - una volta captate dal pickup - non sarebbero piacevoli per il nostro orecchio... diciamo che il legno che vibra, nel momento stesso in cui vibra sta sottraendo energia cinetica alle corde, in particolare su alcune frequenze, enfatizzandone così di conseguenza altre per differenza. Fare una classifica dell'influenza delle varie componenti sul suono è un discorso abbastanza sterile: certo, se su una strato al ponte metti un JB al posto del singolo da 5,6k il suono cambia parecchio di più che cambiando il palissandro della tastiera... ma è un discorso fine a se stesso, perché in un certo senso stiamo "trasformando" la strato in qualcos'altro. Per me dipende sempre da quello che si cerca: se si vuole ad esempio ricreare un certo suono "storico" quando si fa uno strumento, sono importanti tutte le componenti... basta cambiare qualcosa che i conti non tornano. Un piccolo esempio: nonostante io sia convinto che una buona fetta del suono di una chitarra lo faccia il manico (c'abbiamo sperimentato abbastanza), c'è la strato di un mio amico a cui abbiamo fatto di tutto... non c'è verso di farla suonare bene, gli abbiamo cambiato tutto il cambiabile compreso il manico, fatto tutte le prove possibili... il corpo sembra di cartone, le corde fanno pof e qualunque pup ci metti restituisce quel suono spento e ovattato.
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  28. In tutti i casi questo 3D è pur sempre del 2016 quindi grazie a entry level per me va in nomination insieme a quello del suo chitarrista con il tube driver che non si sentiva.
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  29. si pero per me una paletta a forma di gibson con un altro logo é ugualmemte inguardabile, a sto punto preferisco qualcosa di diverso.
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  30. Il modo in cui Frank Stallone fa il verso a Sylvester mi ricorda quello in cui gioggetto fa il verso a Romoletto
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  31. Non so chi me l'abbia venduto, ma l'ebbi pur io. Non faccio testo nè contesto perchè vendo sempre tutto, ma quell'affare suonava come il pedale preferito da Christo. In pratica come il Double Decker avrebbe dovuto fare. C'era una demo di Don Bread su YouTube che faceva paura, registrata di merda ma cazzo che botte.
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  34. Ed ecco tre soli rispettivamente di Steve Ray Vaughan, Robben Ford e Geoff Whitehorn. Sempre registrati alla cazzo di cane nel mio studio casalingo, però stavolta con tre belle chitarrozze differenti anche se con la stessa felpa da decenni
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  35. Giocattolino nuovo. E mó si inizia a sperimentare...
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  36. Ormai è la sola e unica testa che uso da cinque anni sui palchi, ne avevo parlato diverse volte sul forum. è una testata derivata dai Fender BandMaster e Bassman ha una headroom con una soglia di pulito molto alta, è una 50W con due finali Sovtek 6L6 WXT+ dalla quale riesci a spremere il wattaggio maggiore tra le 6L6. Puoi scegliere di farti montare un raddrizzatore a valvola o a stato solido, io ho scelto quest'ultimo per avere un suono con ancora più volume utilizzabile e più reattivo al tocco. Non ha nessun fronzolo, non ha send/return, non ha master volume e non ha reverbero, è assemblata point to point su turret board con componenti di buona qualità senza andare nell'esoterismo! I trasformatori sono sovradimensionati e fatti da una ditta italiana di cui ora non ricordo il nome. Il detto "meno è meglio" probabilmente si addice a questo ampli ed il fatto che sia costruito a mano e con cura rende il suono molto presente, diretto e con una cremosità che io al momento non ho sentito da nessun amplificatore Fender style, praticamente tutti i pedali che ho collegato fino ad ora suonano bene, anche i Boss! Di ampli Fender ne provo in gran quantità perchè quando suono all'estero mi faccio trovare dalla backline o Twin oppure Deluxe Reverb ed anche in Italia prima di arrivare a PZ ne ho provati tanti ma i nuovi modelli hanno tutti un che di finto, hanno acute secche e bassi spesso incontrollabili con un buco sulle medie che non mi soddisfa. Sicuramente sono anche i coni Jensen (che io odio dal profondo del mio cuore) che gli danno queste caratteristiche, infatti la PZ la suono su una cassa 2x12 Archimede con due Celestion, un V30 e un G12H100. Comunque il sito è questo:http://www.pzamp.it/prodotti.php dicono che anche le teste Marshall style siano molto belle ma non le ho mai provate...
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  37. a rischio di inimicarmi qualcuno.. ma a me 'sta storia delle Historic/True Historic, delle specifiche più o meno corrette, delle colle, delle plastiche... HA ROTTO UN PO' I CABBASISI (Montalbano docet...) pensassero invece a curare un pò meglio i dettagli in tutta la gamma e a contenere i prezzi...
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  38. alla decima mail di un tizio su MM per un pedale che vendo ("Le foto su mercatino sono quelle originali?"), non ho più retto... "no le le ho prese da internet e le ho messe su MM perchè così è più facile truffare la gente".
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  39. è quello che si dice quando una band fa un album universalmente riconosciuto. e poi che livello intendi? compositivo? (allora non ne conosci l'evoluzione) sonoro? (allora non ne conosci l'evoluzione) di vendite? (chissene) per me il non ripetersi è un pregio, lo sperimentare in epoche di plastica anche, la ricerca pure. x me non sono ok computer i radiohead. è come dire che i floyd sono dsotm.
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  40. mi son fatto il kempy. Ha senso postare foto? Tanto son tutti uguali. Ma questo è il mio.
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  42. Oggi ho passato un bel pomeriggio con due cari amici (non prima di esserci sparati un bello strangozzo al tartufo). Nella saletta in cui eravamo ospiti: -Helix tutta bella presettata con ir (e non con i suoni factory) -Ax8 (invece solo suoni Factory, mi è arrivata stamattina dopo una gita fuoriporta nel Modenese e non sono riuscito a back-uppare i miei preset) Fonte per entrambe era la Red Sound Chitarre in varie configurazioni -Les Paul Custom 3 pick-up -Strato HSS della Aps -Suhr Classic T -Suhr Custom T Abbiamo iniziato dalla Ax8, profili tutti factory dicevo, unica accortezza in alcuni (dove mi sono ricordato) ho tagliato nel setting del cabinet sotto gli 80Hz e sopra gli 8750Hz. -Deluxe Reverb -Ac30 Top Boost -Suhr Badger 18 -Bludotone -Fuchs ods50 -Jumped Plexi -Friedmann BE -Bogner Ecstasy blu/red facendo ruotare un pò tutte le chitarre in questione. Suoni veramente fighi, già molto belli così,molto caldi, rotondi, feedback molto musicale, gran sustain ...Uno di noi tre, severo ascoltatore abituato alle plexy (quelle vere) a canna ha "gradito" notevolmente, soprattutto suoni più spinti dove insieme alla RS si sentiva proprio gran botta, lo spostamento d'aria, libidine assoluta! (il volume era sostenuto ovviamente). Una cosa interessante su cui mi ha fatto soffermare è stato come al variare della chitarra il suono finale fosse completamente rispettoso dello strumento, lasciandoti decifrare la chitarra in maniera perfettamente intellegibile, cosa non scontata quando si parla di digitale. Poi siamo passati alla Helix,rimanendoci a lungo, scorrendo tantissimi preset, tutti personalizzati con IR, sempre sulla RS. Devo dire che rispetto alla prova fatta a Bologna qualche settimana fa sembrava finalmente di ascoltare un altro strumento, credibile questa volta ed apprezzabile. La migliore interfaccia sulla macchina (tanto che per editing e cose varie non abbiamo utilizzato il mac, ma si è fatto tutto dalla Helix), routing molto esteso, possibilità di utilizzare contemporaneamente 2 ampli, svariate catene effetti separate, 4 loop distinti, ed una catena a parte per il routing di un microfono per una voce per esempio; tecnicismi che Ax8 non ha (quantomeno non tutto), giusto per evidenziarlo in questi confronti, qualcuno può avere esigenze che vadano in queste direzioni. Esteticamente Helix è Las Vegas, i mini lcd sopra ogni switch sono una figata, Ax8 sicuramente più spartana, sebbene non manchi nulla. Parlando di suono, nonostante gli ir migliorino notevolmente la Line6, si sente ancora presente il digitale, in maniera decisa, specialmente sugli alti (suona molto hifi e poco calda), forse lavorando ancora di Eq e filtri si potrebbe limitare questa sensazione, ma insomma (fanculo il politically correct) direi che dopo che uno ha speso quello che ha speso, smenato settimane se non mesi a capire quali ir utilizzare e dove, ci si potrebbe anche rompere il cazzo di dover fare i salti mortali anche con le Eq ed invece comprarsi un Fractal ed avere in mezzo secondo dei suoni già perfetti (che poi era il Fractal quello con la fama della difficoltà di setting). Entrambe come sappiamo possono essere utilizzate su ampli tradizionali per gli effetti. Tolto il vibe line6 terrei tutti gli altri effetti del Fractal, specialmente gli splendidi dly e rev ( sinceramente su Ax8 non abbiamo provato quasi nessun fuzz-od-dist, ma ne ho sentiti diversi della H.) Insomma lode agli ir che hanno rivitalizzato la Helix dandole dignità specialmente immagino all'interno di un contesto musicale, ma per il momento se vi serve un multieffetto per il vostro amp tradizionale oppure se andando in diretta su un PA non avete bisogno di usare 2 ampli in contemporanea oppure di usare 4 loop per effetti esterni, non vedo ragioni per comprarsi una Line6. Che poi se anche due ampli insieme suonano peggio di uno da solo.... Investire un minimo di tempo invece sulla Ax8 trovando le giuste combinazioni ampli-Eq / cab (ir esterni) /effetti rispetto alle nostre specifiche chitarre e pick-up potrebbe trasformarla nel attuale rig digitale definitivo
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  43. trovo il playing di Doyle parecchio piu interessante....perche non é la solita minestra... se contiamo le note suonate vince sayce ovviamente ma stanca dopo 2 canzoni! poi a livello di songwriting doyle per me é su altro pianeta, é musicista e non solo chitarrista. IMHO ovviamente. a maggio ad amsterdam forse vado a vedermelo!
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  44. Che poi ad ogni accordatura dovrebbe corrispondere uno specifico "strings gauge"; per cui anche ammesso che l'orribile accrocco funzionasse a dovere, rimaremmo sempre nel limbo. E non dimentichiamo che l'utilizzo di accordature alternative è una delle poche scuse valide per l'acquisto di più chitarre...
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  45. Guarda che non mi devi convincere, non la prenderô mai. ma non perche sia brutta ma perche ha uno zero di meno m
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  46. Vuole suonare in cameretta, vuole spendere poco. Mo spunterà il genio che gli consiglia il kemper.
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  47. Cmq non é stato uno scherzo pianificato...ho sparato sta cagata dell'HME e pensavo finisse lì ma Lucio e Glory mi han subito retto il gioco....poi ho visto la recensione di Ema...hahahaha
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  49. Era un po' che ci stavo dietro: Revox PR99 mk2
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