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  1. 8 points
  2. 7 points
    Aggiungo sta bella tangerina, Fender Custom Shop '63 Telecaster Journeyman Adesso ho solo Telecaster, così per andare alle prove non mi faccio paranoie su cosa portare.
  3. 6 points
    Complice il fatto che abito a 20m dallo studio di Marco di Formula B e che un amico comune doveva passarci, mi sono accodato per fargli un po' di casino in saletta. Lui doveva finire di preparare pedali per una fiera di domenica e ci ha lasciati con un Vox AC30, un po' di chitarre ed una parete piena di roba. Non abbiamo fatto in tempo a provare tutto tutto, ma ci sarà occasione mi sà 😈 Premesso che devo ripassarci per provare anche il wah ed il riverbero che fa e che quella mattina non ho visto, per cui se vi interessano prove particolari ditemi e la prossima volta che vado ci faccio caso. Premetto anche che queste sono le mie personalissime opinioni e che tendenzialmente non capisco un cazzo. Tutto fatto con una telecaster ed una LP Junior John Lennon perché gli humbucker me fanno chifo. I pedali che ho provato in ordine sparso sono stati i seguenti: Vintage Vibe: Parto con quello che mi è piaciuto di più. Il vibe è sostanzialmente l'unica modulazione che adoro, perché diciamocelo: il chorus fa veni' il vomito, il flanger le emorroidi ed il phaser è la versione sfigata del vibe. Ai tempi ne cambiai 2 o 3 (MJM ed altro) per poi approdare a quello di Sergio MNK che suona al pari degli altri in un terzo dello spazio e senza pugnette per l'alimentazione (sono rimasto sempre con questo negli ultimi 8/9 anni quindi non so farvi un paragone con roba più recente). Questo ha le stesse dimensioni (poco più alto ma largo uguale) ed alimentazione ma onestamente mi è piaciuto parecchio parecchio di più. Rimane difficile descrivere perché un vibe è più bello di un altro, ma proverei dicendo che "pulsava di più", sentiti a paragone gli altri che avevo nelle orecchie sono più fermi e sanno meno di analogico(?). Seghe mentali sul suono tridimensionale e quant'altro, sta di fatto che mi ha fatto bagnare tutta. Lo voglio. Appena riesco questo lo prendo 100% Super Plexi: Attualmente ho il trittico Gurus DD, Blue, Klone quindi non è un qualcosa che andrò a comprarmi ma l'ho comunque provato perché sì. Partiamo dicendo che secondo me il nome non indica molto il tipo di pedale che è. Parliamo di un overdrive molto aperto e croccante che volendo va dal clean boost ad un drive alla ACDC dei primi album o poco più. Siamo sul leggero. Il suono è molto aperto, se cercate la morbidezza sulle medie di qualcosa in stile zendrive o più compressione guardate altrove. La cosa bella è che la corsa del gain è tutta molto utilizzabile. In questo mi ha ricordato un po' l'OCD, nel senso che di solito sugli overdrive trovo uno sweetspot del gain dove il pedale rende meglio per le mie recchie, mentre questo (come per l'appunto l'OCD ad esempio) è tra i pochi che ho trovato bello e credibile per tutta la corsa sia per puliti appena sporchi che per crunch più sostenuti. Col boost interno (che si può mettere prima o dopo con l'apposito switch) si raggiungono distorsioni anche da rock più peso, ma il timbro lo sento più aperto, con meno mediobasse grosse e più trasparenza rispetto al sound plexi che ho in mente io (meno brown?). Il che non è un male, dipende da cosa si cerca. Per capirsi mi ha dato un po' l'idea di quello che l'Okko Twin Sonic vorrebbe essere senza però riuscirci (no vetri e pasta super sgranata/spompa). Se dovessi dirne un difetto (sennò pare che sto a fa pubblicità) potrebbe essere che non mi restituisce la stessa sensazione amp-like di pedali come il blue o il gurus. Per capirsi io lo vedo bene anche per suonare rock blues alla SRV/Hendrix, con meno mediosità e più attacco e apertura rispetto agli screamer. Provata anche una nuova versione dello stesso che ha due boost (boost->super plexi->altro boost) ed uscita DI con simulazione di cassa (sia jack che bilanciata con switch che fa qualcosa alla massa della bilanciata ma non ricordo con precisione) e send/return per inserire altri effetti prima di andare al mixer/scheda audio/whatever. Stesso pedale con le funzionalità aggiunte, anche se devo dire che qui forse avrei preferito due Super Plexi ed un boost piuttosto che il doppio boost. Rispetto al Gurus (che ha funzionalità di DI simili) questa versione va anche a batteria. Octofuzzy: Ecco, questo non m'è piaciuto. Tanto sgranato e scorreggione. Premetto che non sono un enorme estimatore dei fuzz ma ho avuto Hartman al germanio ed entrambe le versioni dell'OXFuzz. Boh, questo non m'ha detto molto; magari non fa per me, magari aveva il bias messo male, magari era brutto. Non c'ho neanche perso troppo tempo onestamente. Ho il dubbio che non fosse del tutto funzionante, ma poi ho attaccato il Soviet Tank e mi sono completamente dimenticato della sua esistenza, quindi non ho neanche chiesto a Marco se fosse in buono stato. Ho avuto conferma di averne provato uno rotto. Soviet Tank (case grande in legno): Tra i fuzz quello che mi è piaciuto di più. Di solito i muff me li risparmio volentieri, ma questo aveva una switch che aumentava parecchio le medie e mi è proprio piaciuto il suono che ne usciva con questa mod inserita. Ovviamente ha meno dinamica rispetto ai fuzzface (ripulirsi di volume etc), ma qualcosa in più rispetto ai muff che ho provato in passato. Se dovessi riprendere un fuzz (non so se mi rimarrà spazio in pedaliera) penso che prenderei questo, perché il suono che ha tenendo la chitarra a 10 mi è piaciuto di più rispetto a quelli che ho avuto in passato. Questo ed il vibe mi hanno impallinato il cervelletto se devo essere sincero. Aver provato questo per primo ha un po' ammazzato tutti gli altri perché a paragone mi sembravano tutti un po' meh. Fuzz Experience (silicio): Classico fuzzface, si ripulisce ottimamente etc etc dopo aver avuto i sopracitati ho capito che i fuzzface non fanno per me. Ne adoro la dinamica e la mancanza di compressione anche a parecchio gain, ma il timbro mi dice poco. Da un punto di vista """ oggettivo """ ha meno gain degli OXFuzz ed è molto più gestibile come volume quindi rimane più classico (sì, se poteva intui' dal nome). Forse l'Hartman che avevo mi piaceva un pò di più, ma l'Hartman è stato il fuzzface più bello che ho sentito sin'ora per i miei gusti. Come spesso accade per i fuzzface, a me è piaciuto di più messo tutto a cannone e regolandomi dai controlli della chitarra. Buono per chi vuole farci Hendrix. MiniFuzz v2: Non ricordo se germanio o silicio. Minuscolo, ricorda un po' il fuzz experience ma più aperto e meno scorreggione rispetto ai fuzzface soliti. Più moderno come stampo, non ci vedrei male anche musica in stile Muse. Bello il fatto che è minuscolo, se si vuole avere un suono fuzz ma si ha poco spazio diventa moolto interessante. Ed è comunque un prodotto con i controcazzi, non roba stile minipedalini mooer. Questo è l'unico che valuterei al posto del Soviet per questioni di spazio. Aries: Ancora più moderno del precedente come timbro. Una modalità denominata 60's stile tone bender ed una stile muff, ma entrambe molto moderne come voicing. Lo vedo bene per generi che io non suono, quindi non saprei definirvelo con esattezza. Sicuramente il più flessibile e scolpibile del lotto. Però insomma, una volta sentito il Soviet tutto il resto mi faceva poco effetto. Rispetto al video di Gastube per dire l'ho trovato più aperto e meno morbido, forse avrei dovuto perderci più tempo a regolarlo, ma i pedali erano tanti ed il tempo non troppo. Edge Analog Delay: Bellino, bellino con modulazioni e quant'altro. Mi pare di aver capito essere una novità. Onestamente però ho pochi termini di paragone seri, quindi voglio risentirlo dopo essermi spippolato ben bene l'Empress Tape Delay in arrivo. Sentito stand alone però mi è risultato molto bello. Aggiungerò altro alla prossima volta per i motivi sopracitati. Ha il tap tempo ragazzi, niente panico. Overall mi hanno comunque lasciato una sensazione molto positiva. Io sono un po' prevenuto col made in italy per le storie varie che tutti sappiamo. Questi pedaletti mi hanno dato effettivamente una sensazione solitamente associata al prodotto --boutique-- ammeregano, anche l'estetica e le grafiche sono molto curate e per i miei gusti funzionano parecchio. Insomma, non mi aspettavo prodotti di questa fascia in Umbria, è stata una sopresa piacevole.
  4. 6 points
    Ciao, vi linko il nuovo singolo di Alberto Bertoli (figlio del grande Pierangelo) con cui suono da una vita. Cosa ne pensate? Io suono le chitarre e i suoni vengono tutti da Helix. Ciao ciao
  5. 5 points
    Il "cablaggio in aria" dei Carr mi piace come concetto, è il tipo di cablaggio più difficile da progettare e realizzare, cioè PTP senza basette occhiellate o con torrette... Carr a dir la verità non è che sia proprio ordinatissimo nei suoi cablaggi, e c'è sempre un po' troppa colla a caldo per i miei gusti P.S. in allegato un cablaggio in aria fatto alla perfezione P.S.2 sono un cagacazzi, lo so
  6. 4 points
    Di ampli a casa mia ne sono girati davvero tanti in questi anni, ma un ampli cosi', ancora dovevo sentirlo. Se mi dovessi esprimere con un unico termine, mi verrebbe in mente la parola: Armonico. 12 Watt, 2 6v6, 3 12ax7, trebble, middle, bass, volume, presence, reverb, attenuatore da 1.2watt fino a 0, selettore High/Low gain, Celestion 12 A Type, dichiarano 16 kg (ma credo qualcosa in piu') Passiamo ai fatti. L'ampli ha una definizione bestiale, mai sentita, oltre ad una dinamica disarmante. Il suono di base e' frizzante, edgy, schiocca ad ogni nota, reattivo in maniera indescrivibile. Soglia del pulito incredibile per il wattaggio, ed anche quando il suono comincia ad incresparsi in maniera evidente, la mano destra deve fare la sua parte e decidi tu quando e come farlo distorcere. Il selettore high/low fa la differenza; impostato su high da una risposta molto rapida, brillante, impostato su Low, si tiene a bada questa reattivita' eccelsa dell'ampli ed ovviamente la soglia del pulito aumenta. Personalmente, lo tengo fisso su High. L'ampli suona benissimo sia con i single che con gli humbacker, ma ovviamente in quest'ultima ipotesi bisogna dosare bene le plettrate. Il volume e' alto, molto alto, tranquillamente sufficiente a suonare in gruppo con batterista pesante (gia' testato in sala).....considerate che sto suonando in prova con band di 5 elementi con il volume ad ore 11. Fino ad ore 12 si mantiene abbastanza pulito, dopo inizia ad andare in saturazione, ma una saturazione dinamica, presente, ed il livello di distorsione e' basso. Per intenderci, con il volume a palla con i single coil si arriva ad un suono rock'n'roll, con gli humbacker si entra in territorio crunch ma leggero. Quello che mi ha sconvolto di quest'ampli e che non ho ritrovato in nessun altro (forse solo il marshall jmp del 67") e' la capacita' di bucare il mix anche a volumi bassi, veramente bassi, e lo fa con le frequenze giuste. Ogni accordo diventa un armonia, sembra che c'e' un tappeto di tastiera sotto, e' proprio piacevole suonarlo e sentire ogni nota, ogni sfumatura, qualsiasi chitarra ci butti dentro suona in maniera eccelsa. Il reverbero e' veramente molto bello, lush, e reagisce anche esso al modo di suonare e di plettrare le corde. Menzione a parte merita l'attenuatore che va da 1,2 watt a 0. Mi vengono in mente tutti i post fatti da molti di voi in merito al suonare in casa, problemi di volume, cazzi, mazzi, e digitale....bhe, un consiglio, buttate tutto e compratevi sto Carr. Io personalmente non lo uso, non ne ho bisogno, ma la qualita' di questo attenuatore e' incredibile, il suono rimane IDENTICO, anche ad 1 watt.....non so come cazzo fa, ma e' cosi'. In ultimo. Costruito in maniera incredibile.....piccolo, comptyo, leggero, e cazzuto. Un piccolo carr armato. Vi posto un paio di foto e qualche video che a mio avviso rende giustizia a questo ampli. In rete molti lo preferiscono al Mercury, propio per questa citata' reattivita' per questo suono piu' frizzante.
  7. 4 points
    Vero, peccato che 3/4 di quelli che se le fanno fare nella vita imbottiscono panini, quindi potrebbero suonare con una Chibson da 200 euro per quel che gli serve e se comprano o si fanno fare roba pro è per hobby. Di conseguenza la previsione di lunga durata più che speranza è utopia. Diverso è il discorso di farsi fare una Private Stock in legno di croce di cristo con le iniziali in Plutonio sapendo consapevolmente di smenarci sopra l'equivalente di un BMW per il solo gusto di poter postare "la prima relic in italia ce l'ho avuta io. La prima Private stock pure." Che tempi meravigliosi
  8. 4 points
    Dentro è proprio bello come piace a @guitarGlory
  9. 4 points
    Da patito del marchio non posso che segnalarvi questa meraviglia: https://www.ebay.it/itm/Hamer-USA-Newport-Pro-Custom-Ruby-Red-LIKE-NEW-spruce-top/173793570875?hash=item2876e7703b:g:l9gAAOSw9vlafzjQ
  10. 3 points
    Un piccolo assaggio della A&O usata completamente clean. Non sarà la EZG ma sti cazzi, non mi aspettavo un pulito così...
  11. 3 points
    Ciao Lorenzo! Secondo me sono strumenti molto belli i suoi, non economici, di listino parte dai 2k euro, quelle in giro nei negozi (Musicarte, Your Music ecc) le si trovano intorno agli 1.850€ Io ho una tele, doppio binding, manico in acero fiammato, tastiera in brasiliano ricavato da una tavola degli anni '60, Charlie Christian al manico, Bertozzi Summer Vibes al ponte. Il manico è un esatto clone di quello della mia classic t antique della Suhr, medium C, con tastiera compound 9-12 e tasti Stainless Steel. E' la mia tele preferita. Per un periodo la scorsa estate ho avuto la sua Strato replica '61, veramente un gran suono oltre che bellissima (io però non amo il sunburst) ciao
  12. 2 points
    Intro. Ecco un “postino” per chi avesse voglia di leggere, l’avevo già pubblicato su un altro forum ma lo schiaffo pure qua, se vi desse noia lo piallate e mi bannate a vita, concernente una delle collezioni Fender (ma anche Gibson e altra robetta) più importanti e complete del globo terracqueo, che, vedi un po’, è in Italia. Nelle mani di un privato. Caso mai qualcuno, leggendo più avanti, capisse di chi si tratta, lo prego vivamente di NON fare il nome del personaggio in questione per ovvi motivi. Siamo comunque su un forum pubblico e la privacy è anche un obbligo di Legge. Conobbi questo personaggio per puro caso al matrimonio di un mio caro amico squattrinato come me, che ebbe la brillantissima idea di sposarne la figlia. Una vera ingiustizia insomma, visto che il mio amico non suona e delle chitarre non gliene può fregar di meno. Com'è, come non è, finisco a parlare di chitarre col personaggio in questione. Il quale è stato anche musicista per davvero nei Sixties. Molto appassionato, nonché amico personale, di questo signore qui con la Strato rossa e gli occhiali: E infatti mi invita nel suo vero e proprio museo, di fianco allo studio di registrazione che ha in “casa” per giocare. Bene, buttata lì su una poltrona c'è una Strato '59 di fianco ad un AC30 col suo bel Binson appoggiato sopra. Ingenuamente gli dico: “Capperi! Sembra il setup di Hank Marvin...” E lui ridendo: “No, è il setup di Hank Marvin. Quello con cui è stata registrata Apache in pratica.” Non ho saputo trattenermi ed ho esclamato: “'Ma porka paiella impestata di your sister!” A momenti collasso: tutte le Gibson storiche possibili e immaginabili, senza contare le Gretsch. Ma essendo io prevalentemente un fenderista, mi fiondo diretto verso una “Broadcaster” in condizioni eccellenti nonostante l'età che ha subito di fianco una “Nocaster”, fino alla “Telecaster”. Ci sono proprio tutte. Dal '51 al '65. Punto. Mentre tentavo di riprendermi coi sali, girato l'angolo, le Strato. Tutte: dal '54 al '65. Compreso un prototipo in cedro libanese col body in due pezzi giuntato sulla spalla superiore. Vi risparmio le acustiche e gli ampli... Ma la cosa più sorprendente in assoluto, visto che lo avevo appena conosciuto, è che mi ha offerto di farci una grattata insieme. Così, mentre lui porta in giardino con adeguato carrellino semovibile l'AC30 di cui sopra, io mi fiondo verso una Strato '62 Sunburst. Da sempre l'oggetto dei miei sogni bagnati. Ovviamente suoniamo Apache e io gli faccio da ritmico. Perché il tipo qui suona pure. E anche bene… Parte Seconda. Ma come sono queste chitarre leggendarie che arrivano a costare oggi quanto un appartamento? Prima di addentrarmi in considerazioni personali scaturite da impressioni altrettanto personali, vi avverto che non sono né un liutaio competente, né un buon musicista. Ma semplicemente un appassionato di certa musica, o meglio, di certi suoni, che si ottengono con certi strumenti ma proprio volendo, e io non voglio, pure con Fractal e Line 6. Siccome si tratta appunto solo di una passione tra le altre, mi piace, quando il tempo lo permette, approfondire un po' le cose con un approccio filologico. Quindi mi documento per avere almeno un'infarinatura di base che mi consenta un minimo di cognizione di causa. Prima della crisi e quando il portafoglio me lo consentiva, ho girato molte Strato negli anni, comprate e rivendute, fino a trovare i “miei” strumenti. Dalle Japan vintage alle Standard americane, dalle messicane alle Custom Shop americane. Il personaggio di cui sopra, ha raccolto i suoi strumenti nel corso di tutta la vita. Ben prima della nascita del Custom Shop Fender e della seguente mania relic, si dice, ispirata a John Page da Keith Richards degli Stones. Dunque, il personaggio, a suo tempo cercava strumenti originali dell'epoca certificati e garantiti direttamente negli Usa e nelle migliori condizioni possibili. Cercava fondamentalmente delle vere NOS. E tra la metà degli anni '70 e '80 ancora si poteva. Mica come molta roba che gira oggi spacciata per vintage sopraffino. Soprattutto se a prezzi allettanti. Comunque stellari. Il tanti casi sono pacchi. Quanti milioni di chitarre avrà mai potuto produrre Leo Fender dal '51 al '65? Comunque sia, nel vintage vero e proprio non esiste pedalanza. O meglio, qualcosa di rudimentale usavano anche, tipo i primi fuzz o wha, cioè roba modernissima venuta dopo, ma la cosa più importante erano gli strumenti: cioè la chitarra e l'amplificatore. Considerato anche quest’ultimo un vero e proprio strumento al pari della chitarra. Poi c'erano tremoli e riverberi valvolari, gli echo e più o meno stop: mani, orecchie, cuore e capoccia. Non ho avuto modo di provare tutte le sole Fender del personaggio – veramente tante – ma solo alcune. In particolare la '59 di Marvin col suo AC30 abbinato, un prototipo '54 in cedro libanese, una '62 e una '65 col transition logo. Sfatiamo qualche mito: mica vero che tutte le pre-CBS suonano incredibilmente superlative. Alcune suonano proprio da schifo come molte attuali Custom Shop. Infatti il personaggio mi disse che dovette scartarne diverse durante la sua ricerca, pure se in particolari custom color e storicamente rilevanti ai fini della sua collezione. Questo per dire che molti strumenti odierni, anche di fascia medio-bassa, suonano proprio bene e spesso meglio di quelli vintage originali. Anche qui contano solo le orecchie e le mani. Tornando alle chitarre del tipo. La '59 è davvero impressionante. Mai sentito nulla di paragonabile sino a quel momento. Sembra un pianoforte. Armonici “lunghi e profondi” a non finire. Prima di essere un'elettrica è una “solid body acustica”. Estremamente risonante e potente già da spenta. Trasmette la vibrazione dal body direttamente allo stomaco in maniera molto consistente e avvertibile. Costruita all'epoca su specifiche dello stesso Marvin nel suo tipico custom color, ha un manichino sottile con tastiera in palissandro e tasti jumbo. Il ponte è ovviamente tenuto flottante. Pick up anche quelli su specifiche delle stesso Marvin di cui non ricordo con esattezza le caratteristiche tecniche per cui non mi avventuro, diciamo che potete farvi un'idea studiando le caratteristiche dei suoi Kinman signature. Nessuna particolare finitura speciale o magico switch nascosto. Corde grosse. Non ricordo esattamente nemmeno la scalatura ma direi simile a una muta 0.11/049, a me peraltro ben nota e confacente. Action piuttosto alta con assetto generale pressoché perfetto. Sostanzialmente una chitarra sugli standard dell'epoca con qualche adattamento alle esigenze del playing di Marvin. Ma qui bisogna subito introdurre l'altra metà di quel suono al netto della mani di Marvin: l'AC30 e il Binson. Pur non essendo per nulla un fanatico della musica di Marvin – sono un ignorantone e vado di rock blues alla carbonara – l'emozione di accendere un AC30 dell'epoca con tanto di logo (ingiallito) verniciato sopra “The Shadows” è stata grandissima: se non altro per la Storia. Marvin è stato uno dei primi, se non il primo, a portare “davanti” la chitarra elettrica secondo la concezione moderna. Il suono se volete ve lo potete sentire nelle registrazioni originali dell'epoca, ampiamente rintracciabili in rete. Mentre il set up che vedrete in foto e video dell'epoca è proprio quello, non simile ma quello, che ho avuto tra le mani. Bene, quell'AC30 non è ovviamente paragonabile a quelli odierni. Non dico meglio o peggio per non scatenare le solite pippologie espertologiche, dico diverso. Semplicemente perché è costruito diversamente. Con tecnologie e componenti dell'epoca. In ogni caso una gioia per le orecchie: una purezza, una dinamica, un timbro semplicemente stellari. Mai sentiti per me dal vivo sino ad allora. Infatti successivamente ho cominciato a fare molta più attenzione a quanto ascoltavo, avendo avuto la possibilità di aumentare di molto le mie conoscenze. Comunque sia, ho chiesto al legittimo proprietario di tanta bellezza di settarmi il tutto in stile Shadows per la prova. Orca boia! Che suono. Puro Paradiso per me. Eppure niente a che vedere col suono di Marvin. Semplicemente perché suonavo io. Dunque ci ho grattugiato sopra la mia ignoranza: non volevo andar più via. Restituito il set up con le stesse regolazioni al legittimo proprietario, dal suo playing usciva invece esattamente il suono di Marvin. Perché è la sua musica e se l'è studiata, introiettata e provata tutta la vita. Parte terza: la prototipo '54 in cedro libanese. Mi permette di fare una semplice considerazione sui body in più pezzi. Oggi le Fender di “qualità” hanno tutte il body in due pezzi giuntato al centro. Alcune custom shop “master built” dai prezzi improponibili hanno il body in pezzo unico mi pare. Dalle american standard comprese in giù (ma a volte anche in su) son quasi tutte col body in tre pezzi. Quindi una schifezza? Proprio per niente. Anzi, in linea teorica è quasi meglio il body in tre pezzi con il blocco centrale unico – a cui è avvitato il manico – con le due spalle poi giuntate. Sempre in linea teorica il blocco centrale dovrebbe garantire un pelo di sustain in più con conseguente miglioramento della risonanza generale dello strumento. Non mi avventuro oltre per non dire altre sciocchezze... Le Fender pre CBS dal '51 al '65 avevano in genere il body in un pezzo unico. Ma non sempre. Anche qui in linea teorica sarebbe la soluzione migliore in termini di risonanza. La ragione principale sta nella reperibilità e nella stagionatura di legni di qualità. All'epoca non c'erano tutte le restrizioni ecologiche che ci sono adesso in termini normativi. Specialmente su legni particolarmente rari e costosi. Ed è anche la ragione principale per cui le produzioni su larga scala odierne di qualità hanno minimo il body in due pezzi. Al tempo il legno costava quindi molto meno in proporzione ad oggi. E ce n'era una disponibilità molto maggiore. Sia in termini di quantità che di qualità La '54. Solitamente per le chitarre dell'epoca col body in due pezzi, si preferiva giuntare sulla spalla superiore e non al centro. Per le ragioni indicate più sopra. Mollata la '59 di Marvin, la chitarra che mi fu assegnata per il “gig” dal tipo era appunto questa prototipo '54 in cedro libanese – ma ho provato anche la '62 e la '65 – per le nostre grattate. L'amp assegnatomi per lei era un Twin Reverb. Non ricordo di che anno; sicuramente un anno buono. Vietatissimo l'uso di qualsivoglia pedalino. Tastiera in acero. Tasti vintage piccolini. Muta 010. Un “V neck” cicciottello da urlo. Body ovviamente verniciato nitro con venature a vista e al tatto in un bel sunburst a due toni dall'aspetto scuretto tipo tobacco. In ottime condizioni. Perfettamente assettata. Questa chitarra, mi è stato detto, e non ho avuto motivi per dubitare conoscendo il personaggio, a proposito, vi ho detto delle Gibson? E delle Les Paul di Les Paul? Vabbè, torniamo alla '54 che era appunto una prova, un prototipo, di Leo Fender per un'edizione in cedro libanese derivante da una partita di legni su cui aveva messo le mani. Questo ci fa capire che all'epoca i legni avevano la loro bella importanza anzichenò. Dimenticavo, da un punto di vista della liuteria, direi che il livello di finitura delle chitarre d'epoca è paragonabile a quello delle odierne Custom Shop. Che a parte le costosissime “master built” sono anche quelle di produzione industriale. Diciamo che le Custom Shop di oggi possono equivalere alle standard dell'epoca in termini di cura e qualità costruttiva. In più dovrebbero essere usati dei legni di maggiore qualità e più selezionati ma ovviamente non paragonabili a quelli dell'epoca. I pick up sono i classicissimi '54 d'epoca. Con ancora un ottimo livello di output e un magnifico colore nonostante l'età. Più che pick up direi dei veri e propri cantanti. Il suono? Porca paiella ladra impestata! Stesso ragionamento sulla risonanza e trasmissione della vibrazione allo stomaco fatto per la '59 di Marvin. Solo che in questo caso i pick up hanno proprio quel suonino sentito in molti dei miei dischi preferiti. Dolce e delicato ma pieno e nel contempo friccicoso, ricco e dinamico. Non troppo aggressivo eppure cattivello insieme. Insomma, una '54. Zio bello che bassi! Pieni e profondi. Infiniti ma non invadenti, leggermente sotto. Medi a volontà ma per nulla nasali o inscatolati fastidiosi. Ma invece aperti e dinamici. Cantati appunto. La gamma alta? Che ve lo dico a fare. Selettore rigorosamente a tre posizioni. Purtroppo il personaggio non ha voluto saperne di regalarmela. Sarà stato il Twin d’epoca, potreste obiettare molto correttamente voi: no, era proprio la chitarra. Semplicemente perché mi ero portato dietro il mio "catrame" Custom Shop che possedevo allora. Era una stupenda time machine '60 relic bianca con tastiera in palissandro e manico bird eye, uscita nei ‘90 dal custom shop di John page, e che avevo portato proprio, chiedendo il permesso in occasione di un’altra grattata, per fare dei confronti con le originali. L'ho suonata sia nel AC30 che nel Twin. No bella eh, bei suoni e tutto. Finitura stupenda. Ma dopo i confronti rischiavo di farci legna da camino e l'ho venduta subito. Buona Befana allora.
  13. 2 points
    Dick Dale 😢 goodbye!
  14. 2 points
    Ieri sera io e il DC abbia visto Popa Chubby: è come essere ad una grigliata di maiale buonissimo, bello unto e vieni via che sai di rosticciana. Che gioia.
  15. 2 points
    Volevo fare come bb king e mi ritrovo come gilmour per colpa della band
  16. 2 points
    Ho cambiato il look delle strato le ho fatte rocckettare yeahhhhh !!!!!!
  17. 2 points
    LP Custom Andata😢 Nuova Arrivata qui sotto:
  18. 2 points
    Ahah.. mi hai fatto tornare in mente questo:
  19. 2 points
  20. 2 points
    Oh ragazzi la questione è sempre la stessa dal mio punto di vista: Mjt assembla roba fatta più o meno in serie (oppure on demand ma in un contesto pur sempre di volumi grossi di vendite), vernicia e ci fa sopra un bel relic. Ad un prezzo onesto indubbiamente pur aggiungendo spese di spedizione e dogana. In Italia partire da zero per fare la stessa cosa a meno di non ricorrere a semilavorati (All Parts, ecc...) costa di più e non si ha il brand (lo stesso citato Marco di Shangrilab anni fa mi aveva dato un'idea di costi ma prendete con le pinze questa affermazione). Voglio vedere a rivendervi una Buttarini replica '60 strat in un colore normale. Se ci riprendete più della metà di quanto spendete è già un bel risultato (e critico il mercato non il prodotto sia chiaro). Quoto in toto chi ha fatto questo ragionamento pensando anche che forse la causa è che noi siamo i soliti esterofili...
  21. 2 points
    D'altronde solo un paese che ha sublimato il bukkake in forma d'arte certe esasperazioni possono avere il giusto mercato. Comunque se si mette a far presepi fagli chiamare Lello
  22. 2 points
    la ggggente non ci crede e pensa che sia un fake cinese
  23. 2 points
  24. 2 points
  25. 1 point
    "Estinzione. Ammènnnn" (cit. monsignore a colloquio teologico con roberto pruzzo)
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